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DL CARCERI/ Pd, distinguere tra droghe leggere e pesanti

Distinguere tra droghe leggere e pesanti, riducendo gli anni di carcere per i piccoli spacciatori di cannabis. Il Pd, con un emendamento del relatore David Ermini al decreto carceri, ora all’esame della commissione Giustizia della Camera, propone una modifica alla legge Fini-Giovanardi. «Così, sì che si cambierebbe verso», commenta il renziano Ermini citando lo slogan del segretario del partito. Obiettivi della norma, sottolinea il parlamentare: portare da cinque a tre il massimo degli anni di carcere e ridurre le multe per il piccolo spaccio di canne e spinelli, mentre per le droghe più pesanti resterebbero i limiti fissati dal governo. L’incognita, ora, sottolineano diversi esponenti Dem, è rappresentata dagli alleati del Nuovo centrodestra che oggi non erano presenti in commissione Giustizia dove si è affrontato il tema. L’esame delle proposte di modifica entrerà nel vivo solo domani. E le votazioni dovrebbero concludersi all’inizio della prossima settimana. Poi, il testo passerà all’esame dell’Aula di Montecitorio. In attesa di capire cosa accadrà davvero in commissione sul fronte del decreto, la Lega protesta sia alla Camera, sia al Senato contro l’intero pacchetto di proposte messo a punto dal ministro della Giustizia Cancellieri, per tentare di affrontare l’emergenza carceraria: dal dl, subito ribattezzato «svuota carceri», al testo sulla messa alla prova, quello che contiene anche l’abrogazione del reato di ingresso clandestino in Italia. I deputati del Carroccio, che nell’Aula di Palazzo Madama hanno sbandierato striscioni con la scritta «No allo svuota-carceri», «Clandestinità è reato», hanno infatti presentato a Montecitorio circa 260 degli oltre 500 emendamenti depositati al decreto carcere, proponendo di fatto l’abolizione di quasi tutte le misure proposte dall’ esecutivo, braccialetto elettronico compreso. Ma se sul capitolo droghe il dibattito resta aperto, sembrano destinate a incassare il via libera in tempi piuttosto rapidi le altre proposte avanzate dal relatore e dalla presidente della commissione Giustizia Donatella Ferranti (Pd) come quella che punta ad ostacolare l’utilizzo dei baby spacciatori da parte della mafia o quella che dice no alla scarcerazione preventiva speciale per i boss. Nel primo caso, il relatore ha predisposto una clausola grazie alla quale «nella determinazione della pena agli effetti della applicazione delle misure cautelari» si deve tener conto «della minore età», «salvo per il reato» di «produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope». Nel secondo caso, quello dei boss, si punta ad escludere tutti i reati di mafia dall’ipotesi di ulteriore anticipazione dell’uscita dal carcere in caso di buona condotta.

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