| categoria: Roma e Lazio

Microspia alla Regione Lazio, caccia alla talpa

È sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti la microspia ritrovata sabato pomeriggio nella sala riunioni del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. I carabinieri del Nucleo investigativo hanno eseguito un primo esame sull’apparecchio, che era nascosto nell’ imbottitura del bracciolo di una poltrona, e per ora ciò che è certo è che non si tratta di una ‘cimicè in uso all’Autorità giudiziaria, di quelle insomma che si usano nelle intercettazioni ambientali nel corso di indagini. È del tutto escluso quindi che possa riverificarsi ciò che era accaduto qualche anno fa, quando due delle tre microspie trovate dall’allora governatrice Renata Polverini risultarono piazzate dalla Procura di Velletri, che stava tenendo sotto osservazione due dirigenti nel corso dell’inchiesta sui rifiuti. A quanto si sa finora l’apparecchio ritrovato da Zingaretti nella stanza in cui assieme ai suoi più stretti collaboratori prende le decisioni più importanti della politica regionale, è una attrezzatura rudimentale ma perfettamente funzionante, e poteva trasmettere fino a una distanza di trenta metri. Ma l’aspetto che potrebbe orientare le indagini della procura di Roma è il fatto che la cimice andava accesa e spenta manualmente con un pulsante. Il che restringe il campo: per farla funzionare serviva necessariamente la presenza o la collaborazione di una ‘talpà con accesso alle stanze, e con il tempo di svolgere la procedura di accensione, a quanto pare non immediata. Il reato configurato dalla Procura è quello di installazione di apparecchiature atte a intercettare o impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche (617 bis del codice penale), per il momento contro ignoti. Le verifiche sull’ apparecchio saranno cruciali per provare a dare un volto ai protagonisti dell’ennesima spy-story ambientata nel palazzo di via Cristoforo Colombo.

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