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Mons. Scarano: case, soldi e quadri. Arrestato per riciclaggio

Un prelato, in procinto di diventare arcivescovo, che ricicla il denaro per conto di una famiglia di armatori, e investe parte delle somme nell’acquisto di case e di quadri d’autore. Un uomo di chiesa che coinvolge nell’attività illegale un prete e un notaio mettendo nei guai anche altre 58 persone, parte delle quali si prestano a loro insaputa a operazioni di «ripulitura» dei soldi ritrovandosi ora indagate. È lo scenario disegnato dall’inchiesta della procura di Salerno che ha portato oggi a una ordinanza di custodia agli arresti domiciliari, eseguita in mattinata dal Nucleo di polizia Tributaria della Guardia di Finanza, nei confronti di monsignor Nunzio Scarano, ex responsabile dell’Apsa, che amministra il patrimonio della Santa Sede. Una indagine che ha portato al sequestro di beni per 6 milioni e mezzo di euro tra appartamenti (tra cui quello lussuoso di via Romualdo a Salerno, 17 vani e una pinacoteca di quadri d’autore) e conti correnti presso la Unicredit di via della Conciliazione. E lo Ior ha intanto bloccato sui suoi conti la somma di 2.232.000 euro per i quali la magistratura salernitana ha avviato una rogatoria allo scopo di disporne il sequestro. Con le identiche accuse contestate a Scarano, di concorso in riciclaggio e falso, sono state emesse anche ordinanze a carico del sacerdote Luigi Noli (agli arresti domiciliari) e del notaio Bruno Frauenfelder, per il quale è stato applicato il divieto temporaneo di esercitare l’attività professionale. Proprio da un conto presso lo Ior Scarano prelevò oltre 588 mila euro utilizzati per l’estinzione di un mutuo ipotecario intestato a una società immobiliare di cui era socio. Per gli inquirenti si tratta di un sistema di riciclaggio attraverso false certificazioni di donazioni da parte di circa 60 persone individuate dal monsignore e da una sua commercialista, che si sarebbero prestate a depositare in banca i soldi consegnati in contanti da Scarano in cambio di assegni circolari. Gli investigatori hanno accertato in particolare che somme nella disponibilità di Scarano per un importo superiore ai 5 milioni di euro derivavano dai componenti della famiglia di armatori romani D’Amico, anche mediante il ricorso a società offshore in paradisi fiscali. Denaro che all’apparenza era destinato a finalità assistenziali e benefiche sarebbe invece stato utilizzato dal monsignore per investimenti immobiliari tra cui l’appartamento di 17 vani. L’inchiesta scaturì da una denuncia che nel gennaio dello scorso anno lo stesso Scarano presentò quando si accorse della scomparsa di oggetti di valore proprio dalla sua lussuosa casa (pagata ufficialmente circa un milione ma che gli investigatori sospettano sia costata più del triplo). I finanzieri ci misero poco per rendersi conto della sproporzione tra il reddito dichiarato e la disponibilità di denaro e beni immobili. Il procuratore di Salerno Umberto Zampoli e il pm Elena Guarino, titolare dell’inchiesta, hanno evidenziato la ampia disponibilità a collaborare offerta dalle autorità del Vaticano, annunciando che le rogatorie già andate a buon fine porteranno presto a nuovi e importanti sviluppi. La procura aveva chiesto l’arresto per i due sacerdoti e il notaio ma il gip ha ritenuto che le esigenze cautelari siano garantite anche da misure «meno afflittive» come i domiciliari e l’interdizione temporanea dall’attività professionale. Il gip Dolores Zarone non ha risparmiato tuttavia un giudizio molto severo sul monsignore sotto il profilo morale. Lo descrive come «una persona inquietante». Scarano è un «alto prelato e formale uomo di chiesa del Vaticano eppure soggetto dedito alla vita mondana in grado di ricorrere a ingannevoli e spregiudicati artifizi per non figurare nelle operazioni finanziarie». Per il giudice è allarmante che illeciti di tale gravità «vengano perpetrati da un alto prelato del Vaticano, da un uomo di chiesa il cui agire nella società è o dovrebbe essere, per insegnamento della stessa Chiesa di Roma, ispirato ai valori dell’onestà, della verità, dell’umiltà e della povertà». Nell’ordinanza più volte vengono poi sottolineati i «rapporti particolari» che don Luigi Noli, parroco della chiesa dei Santi Filippo e Giacomo a Palidoro alle porte di Roma, ha con mons. Scarano. È «sacerdote e uomo di fiducia, legato da relazioni intime e confidenziali ultratrentennali con Nunzio Scarano». È lo stesso don Noli ad esternare un legame intimo, spiegando che con Scarano «…abbiamo deciso di avere tutto in comune…». Sempre in merito ai «rapporti particolari», così scrive il gip, tra Noli e Scarano, l’ordinanza cita anche una frase dell’imprenditore Massimiliano Marcianò il quale dichiara che «tra Nunzio e don Luigi Noli c’è un rapporto particolare che a mio avviso va ben oltre il normale rapporto di amicizia, sono di fatto la stessa persona e condividono praticamente tutto…». È lo stesso Gip che parla di una relazione tra i due sacerdoti «superiore ad un mero rapporto di fraterna spiritualità e di affettuosa amicizia».

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