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UE-OCSE/Allarme lavoro in Italia: lo stipendio non basta

Nonostante i segnali di ripresa nella zona euro, per l’Ocse l’occupazione in Italia continua a scendere mentre per la Commissione Ue si aggiunge un nuovo problema: gli stipendi non bastano più, e schizza a livelli record rispetto al resto d’Europa il rischio povertà tra chi un’occupazione ce l’ha. E per chi la perde, la situazione è ancora peggio: è il Paese d’Europa dove è più difficile ritrovarla, solo il 14-15% ci riesce. È un quadro a tinte scurissime quello dipinto dall’ultimo rapporto di Bruxelles su occupazione e sviluppi sociali, perchè per l’Italia sembrano ancora lontanissimi gli effetti benefici della mini-ripresa che si affaccia nella zona euro. In base allo studio, l’Italia è il Paese che ha conosciuto dal 2008 il declino più elevato della situazione sociale di chi lavora: oltre il 12% degli occupati non riesce a vivere con il suo stipendio. Solo Romania e Grecia fanno peggio (oltre il 14%) ma la loro situazione era grave già nel 2008, quindi è in Italia che si registra il record del deterioramento delle condizioni di vita anche di quei ‘fortunati che un lavoro ce l’hanno. Del resto, illustra la Commissione, è dal 2010 che gli stipendi delle famiglie in Ue sono costantemente in discesa, e i tagli più consistenti (sopra i cinque punti percentuali in due anni) si sono registrati proprio in Italia oltre che in Grecia, Spagna, Irlanda, Cipro e Portogallo. Tranne l’Italia, sono tutti Paesi sotto programma di aiuti europei. In generale in Europa dal 2008 al 2012 il numero di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale è salito di 7,4 milioni, e oggi è circa un quarto della popolazione europea (125 milioni) ad essere a rischio indigenza. E Italia, Grecia e Irlanda sono i Paesi dove la situazione si è deteriorata maggiormente, cioè hanno visto salire il numero delle persone in difficoltà di oltre cinque punti percentuali in quattro anni. È per questo che il commissario Ue al lavoro Lazlo Andor ha ricordato ieri, presentando il rapporto, che «in Italia non cresce solo la disoccupazione ma anche la povertà», e quindi la riforma del lavoro non basta ma ci vorrebbero anche delle politiche di inclusione sociale ed assistenza. A rendere il quadro ancora più fosco, ieri l’Ocse ha ricordato che mentre per la prima volta da metà 2011 il tasso di occupazione nell’area euro è tornato ad aumentare tra il secondo e il terzo trimestre 2013, in Italia la percentuale di occupati tra la popolazione attiva ha continuato la sua discesa, cominciata a inizio 2012, passando dal 55,6% del secondo semestre 2013 al 55,4% del terzo.

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