| categoria: sanità Lazio

Il CASO/ 2 – La Regione prova a imporre un accordo-capestro, il S.Lucia bussa alla Procura della Repubblica

C’è qualcosa di perverso, di oscuro, in quello che si può definire un autentico braccio di ferro tra Regione Lazio e Fondazione S.Lucia Irccs. Qualcosa di difficilmente spiegabile sul piano tecnico-amministrativo, ancor meno sul piano politico. E che fa pensare ci sia dell’altro, un secondo livello di potere che sopravvive e condiziona le Giunte che via via si susseguono. La questione si può riassumere in poche righe. Decine di sentenze Tar-Consiglio di Stato vanno in una unica direzione. L’istituto di eccellenza europea, super-specializzato in neuro riabilitazione ha ragione praticamente in tutti i contenziosi di carattere amministrativo-finanziario con l’Ente Regione. Che deve corrispondere milioni di arretrati e ricondurre budget annuali e tariffe a quelle indicate nelle sentenze. In realtà ciò non accade, anzi. La Fondazione viene irrisa e messa alle corde senza che nessun soggetto giuridicamente importante intervenga a mettere ordine. Tagli di budget, riduzione di tariffe, diktat. Come quello, paradossale di questi giorni. I vertici del S.Lucia assieme ai sindacati vengono convocati la prossima settimana per le eventuale apertura di un tavolo negoziale (ma secondo legge non vi sarebbe nulla da discutere) e due giorni prima di quell’incontro arriva alla direzione un invito minatorio dalla Asl per la firma di un accordo-capestro ( firmare o morire, c’è di mezzo la convenzione) che prevede la sottoscrizione di quelle stesse cifre e dinamiche amministrative che Tar e Consiglio di Stato hanno dichiarato ripetutamente illegittime. In sostanza la Regione con la mano destra concede una suggestione di trattativa e con la mano sinistra (armata) cerca di imporre prima la firma di un documento suicida nel quale emergono vistose incongruenze e inosservanze delle sentenze sopra citate. Teatrino dell’assurdo, possibile solo con il silenzio degli attori, protagonisti e comprimari. L’immagine che si vende all’esterno è quella di una trattativa spicciola tra l’Ente Regione chiamato a risparmiare e un Ente che dall’alto della sua eccellenza scientifica si rifiuta di venire incontro alle esigenze acclarate della collettività. Per l’ennesima volta la Fondazione si appresta a giocare – fatica di Sisifo – su due piani: il tentativo di spiegare all’esterno, alle autorità competenti, al Ministero della Salute, a quello delle Finanze, al nuovo sub commissario governativo come stanno le cose; il tentativo di trattare con le autorià regionali punto per punto. Questa volta c’è un fatto nuovo. L’invito a vederci chiaro, a mettere ordine e a chiarire le responsabilità di un problema che alla fine ricade direttamente su un migliaio di operatori e su decine di migliaia di utenti, viene rivolto anche alla Procura della Repubblica. L’unico potere, i fatti quotidiani lo dimostrano ogni giorno, di superare incrostazioni e ostacoli in difesa dei diritti dei cittadini.

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