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Italicum, sulla definizione dei collegi vertice Governo-Pd

Non solo soglie e liste bloccate fanno litigare la maggioranza sulla legge elettorale: un ulteriore scoglio potrebbe arrivare dalla definizione dei collegi plurinominali, o meglio dal soggetto che sarà chiamato a disegnarne i confini. Uno scontro che vede contrapposti Forza Italia e Ncd, ma con un dibattito interno anche nel Pd. E con il risvolto di un giallo in Commissione Affari costituzionali. Mercoledì sera, il testo depositato dal relatore Francesco Paolo Sisto (Fi), faceva riferimento per le circoscrizioni e i collegi a due Tabelle, la A e la B, che dovevano essere contenute in allegato. Ma di esse non c’è nessuna traccia ufficiale. In mattinata però, nelle bozze circolate, i due allegati c’erano. In giornata del caso se ne è occupato il ministro dei Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini che ha visto gli esponenti del Pd e alcuni esponenti della Commissione Affari Costituzionali. In effetti già prima di Natale il Ministero dell’Interno, come pure aveva detto il sottosegretario Giampiero Bocci in una audizione al Senato, aveva definito i collegi in vista della riforma. Ma i confini non sono un fatto neutro come spiega Gianclaudio Bressa (Pd), membro della commissione Affari costituzionali con un esempio: «La provincia di Belluno ha 210.000 abitanti e non raggiunge quindi i 500.000 richiesti per formare un collegio; un conto è che sia unita a Vicenza, che ha più elettori di sinistra, ed un conto a Treviso, dove è più forte il Carroccio. Lo scontro ora si è spostato su chi dovrà definire i collegi. Il compito era stato affidato dal Mattarellum al Ministero dell’Interno. Forza Italia ha proposto, anche con Sisto, che il compito spetti a una Commissione parlamentare, anche perchè al Viminale siede Angelino Alfano, di cui Fi non si fida. La discussione ha riguardato anche parlamentari del Pd, perchè anche le future primarie per essere inseriti nei listini bloccati, si terranno sulla base dei collegi. L’idea della commissione parlamentare però, ha tuonato Beppe Fioroni, metterebbe deputati e senatori in una situazione di »conflitto d’interessi«, per evitare il quale serve una autorità »terza« come il ministero dell’Interno.

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