| categoria: politica

Sul voto di scambio maggioranza divisa. Slitta il ddl

Il reato di voto di scambio divide la maggioranza. Ancora una volta. Archiviati a fatica provvedimenti come il ddl sulla messa alla prova, che conteneva la depenalizzazione del reato di clandestinità e il ddl sull’ abusivismo edilizio, l’Aula del Senato è nuovo teatro di scontro per un provvedimento cardine della lotta alla mafia: quello che ridisegna la norma di contrasto alla compravendita di voti tra politica e criminalità. Il centrodestra dice subito che così com’è stato modificato dalla commissione Giustizia del Senato a dicembre, il testo non lo vota e ne chiede il ritorno in commissione. Il centrosinistra, invece, vorrebbe approvarlo subito. La discussione che nasce dalla spaccatura ha toni piuttosto accesi. Soprattutto quando prende la parola Alessandra Mussolini (FI) per dire che se il testo diventerà legge «allora la campagna elettorale sarà meglio farla direttamente dalla Procure…». Al centro della diatriba c’è un avverbio: quel «consapevolmente» che c’era nella versione licenziata dalla Camera e che invece è stato eliminato dall’articolato grazie ad un emendamento del M5S approvato dal centrosinistra. Un avverbio che comporta la dimostrazione che ci sia la conoscenza, da parte del politico che chiede voti, che quello con cui sta trattando sia un esponente della criminalità organizzata. Alla fine di un dibattito non facile e con la pressante richiesta di far tornare il provvedimento in commissione da parte di FI, Gal E Ncd, il presidente Pietro Grasso si vede costretto a interrompere la seduta e a convocare un’immediata Conferenza dei Capigruppo. Risultato: l’esame del ddl slitta a martedì. E non solo perchè ormai «incombe» la commemorazione di Claudio Abbado in Aula (fissata per le 12 slitta di circa un’ora), ma anche perchè si tenta di evitare al massimo una frattura che risulterebbe lacerante per la delicatezza del tema e per il momento politico che si sta vivendo. Durante una trattativa impegnativa come quella che si sta conducendo sulla legge elettorale non è proprio il massimo che Ncd e Pd si spacchino sulla lotta alla mafia. L’argine però si rompe quasi subito e la polemica dilaga, anche fuori dal Senato. Il M5S accusa Pd e centrodestra di aver detto sì allo slittamento e, attraverso il capogruppo Maurizio Santangelo, si appella agli iscritti del partito di Renzi affinchè convincano i senatori a non toccare una virgola del provvedimento. Il presidente dei senatori Pd Luigi Zanda, visto il clima, corre in Aula per dire che il suo gruppo il ddl lo avrebbe votato subito e che se FI pensa che nel frattempo i Dem cambino idea «si sbaglia di grosso». Martedì si vota il testo e basta. Cosa auspicata anche dal presidente Grasso su FB. Il vicepresidente della commissione Antimafia Mirabelli accusa apertamente i partiti di centrodestra di aver rinviato l’esame del provvedimento definendo la cosa «gravissima» visto che si tratta di una norma base nella lotta alla mafia. E il tutto avviene proprio mentre si apprende di minacce che sarebbero state fatte al presidente Grasso da parte di alcuni mafiosi. In Aula si fa a gara ad esprimere solidarietà all’ex Pm, ma di votare il testo oggi, come richiesto dal M5S per «concretizzare» questa solidarietà, non se ne parla. Oltre all’avverbio della discordia, FI, Ncd e Gal, criticano la decisione di aver introdotto anche la «promessa» tra le condotte punibili e la «messa a disposizione» del parlamentare nei confronti dell’associazione mafiosa. Ma su queste ultime parti Ncd è pronta anche a «sorvolare». L’importante è cancellare la consapevolezza.

Ti potrebbero interessare anche:

Pd, nel caos spunta anche la candidatura di Bianca Berlinguer
IL PUNTO/ Renzi, riforma straordinaria. Ma l'accordo è al fotofinish
Riforme alla prova dell'aula, l'Italicum è l'ago della bilancia dell'intesa
Nubifragio Calabria, Galletti: mai più condoni edilizi
M5S, la svolta di Grillo: "parlamentarie addio"
SAVONA/ Elezioni in primavera, Pd diviso. M5S e centro destra in attesa



wordpress stat