| categoria: economia

BORSA/ Milano a picco (-2,30%), spread sopra i 220 punti base

Seduta ampiamente negativa per la Borsa di Milano: l’indice Ftse Mib ha chiuso in perdita del 2,30% a 19.358 punti. Lo spread tra il Btp e il Bund tedesco segna 225 punti base, dopo aver toccato un picco di 229 punti. Il tasso sul decennale del Tesoro è al 3,89%. Si allarga a 210 punti base il differenziale della Spagna col rendimento dei Bonos al 3,75%. Il crollo delle monete di molti Paesi emergenti (Turchia, Russia, Venezuela e soprattutto Argentina) ha innescato il ritorno della tensione sui titoli di Stato dei Paesi ritenuti più a rischio, con il conseguente calo delle Borse di riferimento. Apertura in territorio negativo per Wall Street. Il Dow Jones perde lo 0,20% a 16.170,73 punti, il Nasdaq cede lo 0,55% a 4.195,63 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,3% a 1.823 punti. Seduta negativa per le borse asiatiche, con Tokyo in affanno a causa dell’apprezzamento dello yen sul dollaro. I listini hanno risentito della seduta negativa di Wall Street in un clima di incertezza alimentato dalla progressiva uscita della Fed dall’acquisto di bond, dai segnali contrastanti arrivati dalle trimestrali e da quelli di rallentamento della Cina. Tokyo ha ceduto l’1,94%, Sydney lo 0,42%, Seul lo 0,36%. Hong Kong si avvia a chiudere gli scambi in calo dello 0,84%. ”Potrebbe esserci una correzione” ha commentato a Bloomberg Shane Oliver, il capo degli investimenti a Sydney di Amp Capital Investors. ”Ci dobbiamo aspettare una maggiore volatilità. Le azioni non sono più a buon mercato e questo significa che i guadagni facili sono alle spalle e siamo più dipendenti dalla crescita futura degli utili”. Risanamento: +8% in borsa con vendita immobili a Chelsfield – Vola Risanamento a Piazza Affari dopo la vendita degli immobili parigini a Chelsfield/the Olayan Group per 1,22 miliardi di euro. Il titolo balza del 7,95% a 0,237 euro, prezzo superiore a quello offerto da Luigi Zunino per rilevare le quote delle banche azioniste. Il loro voto è stato decisivo nel preferire la proposta del fondo inglese a quella dell’ex patron di Risanamento, salvato già una volta dal fallimento.

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