| categoria: sanità

Metà regioni “fuori legge” nel riordino comitati etici

Sono le ‘sentinelle’ a garanzia della sicurezza delle sperimentazioni cliniche e della salute dei pazienti che vi partecipano. Eppure in oltre la metà delle Regioni i comitati etici sono ‘fuori legge’, perché ancora non si sono adeguati alle norme introdotte con il cosiddetto ‘decreto Balduzzi’ del 2012, che di fatto ne prevedeva un dimezzamento (facendoli passare dai 243 ancora presenti a fine 2012 a circa un centinaio in tutto). A fine 2013, secondo dati preliminari dell’Agenzia italiana del farmaco, sono stati individuati 77 nuovi comitati etici. Ma all’appello sul riordino, che andava completato entro luglio dello scorso anno, hanno risposto per intero solo 7 Regioni, che già hanno completato l’iter, mentre c’è «chi è a metà», cioè ad esempio ha individuato quali comitati confermare ma non ha ancora deliberato sulla composizione, e chi ancora «deve iniziare» come spiega all’ANSA Donatella Gramaglia, della segreteria tecnica della direzione generale dell’Aifa. Un ritardo che potrebbe far perdere «opportunità di ricerca» anche se, assicura l’esperta che all’Agenzia del farmaco si occupa di sperimentazione clinica, «per ora non abbiamo registrato un calo di sperimentazioni, nonostante la crisi e questi passaggi impegnativi per le strutture». Si tratta infatti di organismi che hanno compiti delicati e fondamentali per la ricerca clinica e per la somministrazione di nuove terapie, come si è visto nel caso eclatante del metodo Stamina, perchè i comitati etici sono il ‘filtrò che valuta le richieste di sperimentazioni cliniche «su farmaci, dispositivi medici, e tutti i nuovi trattamenti sperimentali, compresi gli usi cosiddetti compassionevoli». Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Puglia sono le ‘virtuosè che hanno già ridotto il numero dei loro comitati etici (il nuovo parametro è 1 ogni milione di abitanti esclusi gli Irccs). In Lombardia ad esempio si è passati da 60 a 10 (esclusi appunto gli Irccs), e tra i confermati c’è anche il comitato etico degli Spedali Civili di Brescia, rinnovato lo scorso ottobre. Nel Lazio invece si è passati da da 34 a 6 (più uno per gli Irccs, «organizzato in più sezioni, il cui ‘capofilà è l’IFO», il comitato «dell’Istituto Superiore di Sanità e uno ‘extraterritorialè, quello dell’ospedale militare del Celio»). La riduzione, spiega l’esperta, è finalizzata «ad allinearci ai parametri europei, eravamo gli unici ad avere oltre 200 comitati etici, anche in ospedali molto piccoli». Accorpando più centri e riorganizzando la rete si punta insomma a «ottimizzare la qualità delle valutazioni delle nuove sperimentazioni e le tempistiche» (il decreto prevede, oltre all’introduzione di nuovi esperti nella composizione, anche che entro 3 giorni dal parere positivo il direttore generale della struttura debba firmare il contratto per la sperimentazione), evitando inoltre «sprechi di risorse» e valutazioni multiple dello stesso protocollo di ricerca.

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