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Ucraina, occupato il ministero dell’energia. A un passo dalla rivolta armata?


“Gli sforzi per risolvere la crisi ucraina in modo pacifico sono vani”. Ad affermarlo è il ministero degli Interni di Kiev, Vitali Zakhartchenko, con una dichiarazione che non lascia prevedere nulla di buono per le prossime ore. Il ministro è andato oltre, accusando i manifestanti di aver fatto scorta di armi – nella sede dei sindacati e nel quartier generale dell’amministrazione municipale – e di aver rapito tre agenti di polizia: “Quello che è successo nei giorni scorsi nella capitale ha dimostrato che ogni nostro tentativo di regolare il conflitto in maniera pacifica, senza ricorrere alla forza, è del tutto vano”, scrive il ministro in un comunicato.
La tensione nel centro di Kiev è altissima. I dimostranti, con i volti coperti e armati di bastoni e barre metalliche, sono raggruppati di fronte ai poliziotti in assetto antisommossa. Tra i due schieramenti si alza il fumo creato da una barricata di pneumatici cui è stato fuoco. Alcuni leader dell’opposizione ucraina hanno fatto appello ai dimostranti perché portino con sé le armi che possiedono legalmente, per utilizzarle in eventuale necessità di autodifesa. Andriy Hrytsenko, noto leader dell’opposizione ed ex ministro alla Difesa di Kiev, è stato citato dal quotidiano Ukrainska Pravda. “Le armi da fuoco – sono le parole dell’ex ministro citato dal quotidiano – dovrebbero essere usate solo in risposta a minaccia alla vita umana. Sarò il primo a farlo”.

Nella tarda mattinata, inoltre, almeno cinque piani dell’edificio che ospita il ministero dell’Energia nella capitale sono stati occupati dai manifestanti del gruppo civico ‘Spilna Sprava’. Il palazzo si trova in viale Khreshatik 30, non lontano da piazza Maidan, cuore della protesta ‘europeista’ ormai fondamentalmente antigovernativa.

Il ministro in mattinata aveva accusato i manifestanti di continuare il lancio di bottiglie incendiarie contro gli agenti anti-sommossa malgrado i colloqui in corso tra le autorità e le forze di opposizione: tutto questo, ha ammonito Zakharchenko, non può che far degenerare la situazione. “I nostri appelli non sono stati presi in considerazione, ed è stata violata la tregua”, almeno teoricamente in vigore dall’altroieri.

Nella notte, ha riferito ancora Zakharchenko, si erano tenuti negoziati tra rappresentanti della ‘Berkut’, la polizia speciale, e dei contestatori, ma non avevano portato ad alcun risultato. “I capi dell’opposizione”, ha rincarato la dose, “non si vogliono dissociare dalle fazioni radicali, e al tempo stesso non sono più in grado di controllarle. In tal modo espongono i connazionali al pericolo”.
Nuovi colloqui del presidente ucraaino, Viktor Yanukovich, con i leader dell’opposizione per cercare di disinnescare la crisi nel Paesi si sono svolti oggi presso la sede della presidenza ucraina. Yanukovich ha incontrato il leader del partito Udar, il campione di pugilato, Vitali Klitschko, il leader del partito dell’Unione pan-ucraina Patria, partito dell’ex premier Yulia Tymoshenko, Arseniy Yatsenyuk, e il leader nazionalista, Oleg Tyagnybok.
Un poliziotto ucraino di 27 anni è stato ucciso nella notte a Kiev mentre tornava in un dormitorio delle forze speciali ‘Berkut’ dopo aver finito il suo turno di lavoro. Il giovane è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco in testa. Un manifestante ferito negli scontri di mercoledì è morto invece in ospedale. Roman Senik, di 45 anni, era stato ferito in piazza a Kiev. Si tratta del sesto dimostrante morto dal 22 gennaio. La polizia ucraina ne ha peraltro ammessi solo due, e ha escluso qualsiasi responsabilità da parte dei suoi agenti.

Intanto, si apprende dal Kiev Post, gli attivisti hanno preso il controllo del palazzo che ospita il ministero dell’Energia e dell’Industria del carbone a Kiev. Nella zona degli edifici governativi della capitale, i dimostranti hanno lanciato pietre e bombe incendiarie contro gli agenti, che hanno risposto con granate stordenti, gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Le proteste si sono allargate in tutto il Paese, mentre ieri il presidente Viktor Yanukovych ha respinto la richiesta di dimettersi e indire elezioni anticipate, offrendo solo minime concessioni all’opposizione.
Centinaia di poliziotti che erano stati schierati a controllare l’edificio del governo locale di Vinnycja, si sono uniti ai dimostranti. Lo riporta il Kiev Post, secondo cui i manifestanti hanno preso il controllo dell’edificio dell’amministrazione centrale regionale, facendo salire a dieci le città in cui è stato preso il controllo di edifici governativi. La folla in protesta ha accolto la decisione degli agenti applaudendo, si legge.
Il presidente ucraino Viktor Yanukovich ha annunciato di aver destituito il capo dell’amministrazione municipale di Kiev, Oleksandr Popov, che lui stesso aveva nominato nel novembre 2010. Popov era già stato sospeso dalle proprie funzioni in seguito alle indagini sulla prima carica, tuttora tra le più violente, contro i manifestanti in Piazza dell’Indipendenza da parte delle unità speciali della ‘Berkut’, la polizia anti-sommossa, risalente al 30 novembre scorso.

Al posto di Popov andrà Volodymyr Makeyenko, deputato del Partito delle Regioni al potere nella Repubblica ex sovietica. Mayenko, un fedelissimo di Yanukovich, è anche capo della commissione per il Regolamento alla Rada Suprema, il Parlamento. Di fatto la carica che questi andrà a occupare, distinta da quella di sindaco solo poco più di tre anni fa, comporta il controllo politico della capitale.
Si è offerto di fare da mediatore il primate della Chiesa greco-cattolica ucraina: “Tutto il mondo ha riconosciuto che, senza i sacerdoti, negli ultimi giorni sarebbe stato molto difficile placare la collera del popolo”, ha osservato l’arcivescovo maggiore Svjatoslav Sevchuk, paragonando l’attuale situazione nel suo Paese a quella nella Polonia dei primi anni ’80, quando Solidarnosc sfidò il regime filo-sovietico con il sostegno delle gerarchie ecclesiastiche.

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