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Francesco Marabotto, il rigore del giornalismo sanitario

Marabotto non ha vinto la sua battaglia contro la malattia che lo ha portato via la scorsa notte, dopo un calvario di ricoveri per riuscire a rimettere a posto il suo fegato. Ma è andato via con la stessa eleganza che ha accompagnato tutta la sua vita e la sua storia professionale. Romano, 59 anni il prossimo 22 luglio, di cui oltre 25 all’Agenzia ANSA – prima aveva lavorato al Giornale del Medico – fino ad assumere la guida come caporedattore della redazione Specializzati, occupandosi oltre che della Medicina e della Sanità, di Scienza, Ambiente, Motori, Turismo e Terra e Gusto. È stato fra i primi ad abbracciare con passione la svolta multimediale del lavoro giornalistico. Medaglia d’Argento della Presidenza della Repubblica Italiana come Benemerito della Sanità pubblica e pluripremiato, emblema di un giornalismo medico rigoroso, scuola per numerosi giovani colleghi che hanno lavorato con lui. Gentile, signorile e dai modi pacati ma anche fermo e durissimo nel fare da diga ad ogni tentativo di manipolare l’informazione da parte di chiunque. Migliaia di articoli con la sua sigla Mrb hanno raccontato una sanità e una medicina che cambiava, i grandi scandali e tutte le riforme, dal caso Di Bella a quello Stamina, dalla scoperta dell’Aids alla medicina genetica. Questo era il Marabotto che tutti conoscevano, un nome fra i più noti e apprezzati del settore, nonostante la sigla di agenzia che non aiuta certo a svelare chi le notizie le produce ogni giorno in prima linea. I suoi studi di Medicina lo aiutavano a comprendere cosa fosse veramente importante (in redazione veniva soprannominato ‘il primariò) ma era guidato dal suo istinto da giornalista di razza. Era stato anche un paziente e questa esperienza, di cui aveva parlato anche pubblicamente nel corso di alcuni convegni medici, era uno strumento in più per il suo lavoro. Anche per questo tante persone si sono affidate a lui per avere quelle informazione sui medici e sulle strutture che possono fare la differenza fra la vita e la morte quando ci si deve curare. E anche per questo sapeva quanto fosse importante dare spazio ai pazienti. Fu il primo Segretario Nazionale del Tribunale dei Diritti del Malato. Contribuì a fondare l’Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione di Palermo, dove diresse per un certo periodo la comunicazione. «Francesco Marabotto per me era un fratello. Ci uniscono 40 anni di amicizia e la condivisione di tante esperienze importanti» ha detto Ignazio Marino che con lui ha vissuto a Palermo questa esperienza. Le testimonianze di stima e affetto non si sono contate, dal ministro della Salute e da tutti gli ex ministri, fino ai responsabili della maggiori istituzioni sanitarie. «Francesco è stato una colonna dell’Ansa, un grande giornalista che ci ha sempre aiutato a capire le notizie più complesse, a non cadere nel sensazionalismo. Con la sua autorevolezza, competenza e serietà ha guidato l’informazione scientifica dell’ANSA portandola ad un livello di eccellenza riconosciuto da tutti gli operatori del settore. Gli siamo grati per questo patrimonio che ci lascia e che non dobbiamo disperdere», ha commentato il direttore dell’agenzia Luigi Contu. ‘Siamo più soli« ha scritto il Cdr dell’ANSA, dando voce agli oltre 300 giornalisti e ai tanti collaboratori. Il suo impegno nel volontariato nelle carceri, con l’associazione VIC (volontari in carcere) era un altro tassello di una vita ricca di impegno, condivisa con la moglie e compagna di sempre Daniela De Robert, giornalista del Tg2. E, come fanno i veri professionisti, la notizie fino alla fine, fino a che si ha la forza di raccontare. »Microsfere antitumore, 4 centri in Italia ma pericolo tagli«, è stato il titolo di un servizio che porta la sua firma lo scorso 22 novembre. Raccontava di una innovativa terapia salvavita di per trattare tumori altrimenti inoperabili. Da luglio era in pensione, ma era pronto a scrivere, di certo, tanto ancora. (ANSA).

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