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Nella “prigione dei Marò”: “Soffriamo con dignità”

«Siamo soldati, soldati italiani, dobbiamo soffrire con dignità». Nel tepore del primo sole, dopo tanti giorni di freddo pungente, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, visibilmente tesi e anche un pò emozionati, hanno aperto oggi per la prima volta le porte della loro «casa-prigione» ai parlamentari (e ai giornalisti) italiani che sono sbarcati a New Delhi. In una breve passeggiata nel rigoglioso giardino dell’ambasciata d’Italia, nel quartiere diplomatico di Chanakyapuri, i due marò hanno mostrato i loro alloggi, raccontato di come passano le loro giornate e parlato con tenerezza dei loro figli. I due anni di sosta forzata, dopo lo sbarco dalla petroliera Enrica Lexie e la carcerazione in Kerala, hanno lasciato il segno sulle loro condizioni fisiche oltre che psicologiche. «Li abbiamo trovati molto provati anche fisicamente», hanno raccontato i deputati e senatori che finora li avevano visti soltanto in fotografia o nelle rare interviste televisive. Le ultime settimane, quando è riaffiorato lo spettro della pena di morte, sono state particolarmente difficili. A chi gli chiedeva se aveva paura, Girone ha risposto diplomaticamente che «preferisce non pensare al problema, ma alla sua eventuale soluzione». Nel tour con la delegazione, Latorre ha mostrato il suo appartamento, nell’ex spogliatoio della piscina annessa alla residenza dell’ambasciatore Daniele Mancini. È una piccola costruzione in pietra dove sono state ricavate un paio di stanzette spartane, con un letto, una cucina e pochi mobili. In un angolo si intravede anche una chitarra. Davanti c’è la vasca che però, ora che è inverno, è coperta da un telone blu. Il fuciliere però blocca le telecamere sulla soglia. «Vi pregherei di rispettare la privacy», chiede gentilmente ai cronisti prima di tirare la tenda e chiudere la porta. Le giornate dei due militari trascorrono secondo una routine descritta ai giornalisti dallo stesso Girone: «Al mattino si lavora (nell’ufficio dell’attachè militare Franco Favre), poi ci teniamo in contatto con le famiglie. Nel tardo pomeriggio facciamo attività ginnica, che è importante per il fisico e per lo spirito, perchè vogliamo tornare nel nostro reparto e continuare a fare il nostro lavorò». Anche le uscite dal compound dell’ambasciata, dove si trovano dal 18 gennaio 2013 dopo la sentenza della Corte Suprema, sono molto rare. A parte l’obbligo di firma settimanale presso il commissariato locale, «andiamo fuori solo per lo shopping». Alla domanda se avessero occasione di interagire con gli indiani, Girone ha risposto che «frequentiamo soprattutto italiani, ma sappiamo che molti indiani ci apprezzano e anche che pregano per noi». Quando il presidente della Commissione Esteri Pierferdinando Casini si è informato sui figli che a Natale sono venuti in India con i parenti, Latorre ne ha approfittato per una battuta: «In effetti quando vengono mi devo inventare delle cose da fare ogni giorno perchè in effetti qui ci si annoia un pò». Dopo gli incontri istituzionali, in serata i due pugliesi sono stati ospiti d’onore dell’ambasciatore Daniele Mancini e della moglie Anna Rita, che ha preparato leccornie della tradizione nostrana su una tavola imbandita con il tricolore in onore della delegazione. Latorre e Girone, sempre in uniforme, sono apparsi rilassati e distesi. Hanno parlato a lungo con i deputati e i senatori, posato per alcune foto ricordo e anche hanno scambiato le loro impressioni con i giornalisti. «Mia figlia più piccola mi dice spesso che le manco e mi chiede quanto torno – ha raccontato Latorre – e io le rispondo che torno presto, quando ho finito questo lavoro importante». Quello che ci auguriamo, ha aggiunto, «è tornare con onore». Prima del saluto di commiato ai parlamentari e diplomatici, il marò ha concluso con un auspicio, ringraziando anche i giornalisti presenti: «Speriamo che l’attenzione dei media serva a qualcosa».

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