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McConaughey a Sorrentino: “Ci vediamo agli Oscar”

Matthew McConaughey prima e dopo il dimagrimento per il film

Solo posti in piedi e scroscio di applausi finali. Parliamo di una conferenza stampa di cinema, tanto per inderci non di una “prima”. Ma per il candidato all’Oscar Matthew McConaughey, oggi a Roma per presentare Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallèe nelle sale dal 30 gennaio, distribuito dalla Goods Film in almeno 150 copie, è già un successo. Un impegno sociale non solo da attore, nato a Uvalde il 4 novembre del 1969, è protagonista del film che corre per sei Oscar. Si va dall’Hiv al dimagrimento, da Hollywood, al mestiere dell’attore, fino alle medicine alternative.

Quale è stata la cosa più difficile di questo film, lo spiega McConaughey: «è stato semplicemente realizzarlo. Era una sceneggiatura che girava da venti anni e che è stata rifiutata ben 137 volte. Quattro anni fa sembrava ci fossero finalmente i finanziatori. Ma poi, di anno in anno, le cose erano rimandate e i soldi sparivano, ma noi non abbiamo mai mollato, questa è stata la nostra forza. Alla fine – spiega l’attore che fa anche un geniale cameo nel film di Scorsese, “The Wolf of Wall Street”, – quando io mi ero già dimagrito 23 chili, sono arrivati davvero i soldi e l’abbiamo fatto». Sul perchè di un tale calvario produttivo di questo film low budget (solo cinque milioni di dollari) dice McConaughey: «Quando qualcuno decide di investire in un film e legge una sceneggiatura che parla di un film d’epoca e anche poi di un dramma sull’Hiv con protagonista un eroe omofobico pensa subito che i soldi investiti non li vedrà mai più».

L’attore è dimagrito talmente tanto da apparire realmente un malato di Aids:«l’ho fatto – dice – con una precisione maniacale. Ha consultato medici che hanno stabilito che avrei dovuto perdere un chilo e mezzo a settimana. Per riuscire in questo obiettivo – aggiunge – non sono mai uscito di casa e ho fatto una vita da eremita. Ma la cosa più straordinaria è stata che quanto più perdevo di energie dal collo in giù, ne guadagnavo dal collo in su. Una cosa che ho notato anche accadere a un mio amico malato di cancro che era diventato lucidissimo e sembrava sempre di più come un uccellino nel nido».

Sulle case farmaceutiche, messe in discussione dal film:«certo il mio personaggio è uno che ha messo un riflettore su certe cose. Comunque quando si incontrano la medicina e il business ci sono sempre tante zone grigie». Alla comunità gay comunque il film è piaciuto molto:«tante persone poi si sono ricordate quando negli anni ’80 hanno perso i loro amici per Hiv». Infine, sulla possibilità di ottenere l’Oscar come miglior attore protagonista dopo aver vinto il Golden Globe dice con disinvoltura:«non vivo nell’aspettativa». Mentre per quanto riguarda “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino dice McConaughey: «Non ho visto ancora il film, ma ieri sera ho incontrato Sorrentino e ci siamo detti: ciao, ci vediamo agli Oscar».

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