| categoria: politica, Senza categoria

PD/ Il segretario tenta l’ultima mediazione, ma alla minoranza non basta

Matteo Renzi avrebbe chiuso la riforma elettorale il giorno dell’intesa con Silvio Berlusconi. Ma il rischio dei franchi tiratori, che anche il rottamatore mette in conto, spinge il leader Pd all’ultima vorticosa mediazione prima dell’avvio del voto degli emendamenti. «Io sono ottimista, poi se qualcuno di nascosto vuol fare il furbo, è un problema di credibilità sua, non mia, certo la legislatura perde speranza», avverte il sindaco che incontra Denis Verdini e Angelino Alfano tentando una triangolazione che tenga insieme i rigidi paletti di Fi e le richieste di Ncd e della minoranza dem. Il primo, e forse il principale, problema di Renzi è infatti proprio l’opposizione interna: nella riunione di ieri si è raggiunta una sorta di tregua – il via libera a presentare emendamenti in cambio di un impegno a seguire la linea al momento del voto – ma la determinazione soprattutto dei bersaniani a superare le liste bloccate fa temere tra i renziani un’asse, in aula, con Ncd, M5S ed i popolari di Casini. Una protesta «strumentale» per il leader Pd ma tant’è: per evitare il fallimento della riforma e una rottura interna oggi Renzi ha svolto una partita parallela dentro e fuori il Pd. Ha incontrato prima il capogruppo Roberto Speranza e il capo in commissione Emanuele Fiano per valutare gli emendamenti e soprattutto mostrare che se l’accordo regge con alcune modifiche lui è «contento». «È un accordo complicato ma non impossibile», assicura il segretario dem che, comunque, non ha intenzione di farsi bloccare dai veti interni e ritiene assurdo che «la legge salti per uno 0,5%», allusione alle percentuali di soglie, sia per il premio sia per l’accesso, che in molti vogliono cambiare. Ma è l’innalzamento della soglia per il premio al 37-38% l’unico punto certo che il leader Pd riesce a strappare nell’incontro, nella sede di Fi, con Denis Verdini. Troppo poco per Ncd e anche per la minoranza che ha concentrato gli emendamenti proprio sul superamento delle liste bloccate. In questa direzione si sono infatti concentrati gli emendamenti a prima firma di esponenti bersaniani e lettiani, sottoscritti anche da renziani per mostrare il senso di una battaglia che in origine è comune. Alfredo D’Attorre, vicinissimo a Pier Luigi Bersani, chiede i collegi uninominali, Rosy Bindi insiste per le preferenze e i lettiani Marco Meloni e Francesco Sanna propongono o le primarie per legge o la possibilità di indicare sulla scheda elettorale una o due preferenze per determinare l’ordine di elezione dei candidati dei listini bloccati. E nell’incontro con Verdini il sindaco di Firenze ha molto insistito sull’introduzione delle primarie per legge anche come risposta a Beppe Grillo e all’antipolitica. «Ho fatto tutto il possibile – è la convinzione di Renzi – per cercare di migliorare l’accordo, ora però tutti devono stare ai patti: gli elettori ci hanno dato fiducia, la direzione del partito ha approvato il pacchetto che in un mese abbiamo presentato». Più di così non si può fare, tira dritto il leader Pd che liquida come esponenti di «sinistra radicale», vogliosi di tornare ad una legge sulla Prima Repubblica, i costituzionalisti che hanno criticato l’Italicum.

Ti potrebbero interessare anche:

TRASPORTI/ Revocato lo sciopero di bus e metro dell'8 febbraio
Il ministro De Girolamo prepara un esposto per violazione della privacy
ROMA/ Delibera sulla educazione sessuale nelle scuole divide la maggioranza
LA DENUNCIA/ Asl Rm G, chiusi Centro anti-infarti e Stroke Unit
Squadra di tecnici italiani domani a Sharm el Sheikh
Governo, Conte al Quirinale alle 19



wordpress stat