| categoria: economia

Electrolux bloccata, partono gli scioperi

Parte la mobilitazione dei lavoratori Electrolux: assemblee e scioperi contro il cosiddetto “piano Polonia”, che prevede una drastica riduzione del costo del lavoro e degli stipendi, oltre al sacrificio dell’impianto di Porcia (in provincia di Pordenone) in cambio di evitare la delocalizzazione della produzione in Polonia o Ungheria. La protesta si è svolta in tutti gli stabilimenti del gruppo, in quattro regioni.

Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha confermato che domani a Roma ci sarà un incontro tra governo, azienda e sindacati; prima, invece, il governo incontrerà i rappresentanti delle Regioni. Il ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato, parlando a Radio 24 ha detto che lo stabilimento di “Porcia non chiude, è un’informazione falsa, anche Porcia rimarrà aperta”: “Noi stiamo cercando una via d’uscita – ha detto – , una soluzione per mantenere la produzione in Italia. Ci stiamo muovendo in questa direzione”. Più tardi, a Tgcom24, Zanonato ha aggiunto: “Sono moderatamente ottimista, nel senso che andiamo con una fortissima determinazione a salvare le aziende, i lavoratori, i loro posti di lavoro e i redditi delle famiglie e dei lavoratori. L’azienda ha posto il problema di come mantenere la competitività sui mercati internazionali; noi, su questo tema, vedendo anche cosa può fare

direttamente lo stato, siamo pronti a confrontarci. Ci interessa che l’Electrolux rimanga competitiva sui mercati internazionali senza sacrificare i lavoratori, ma non è stato posto il problema di chiudere Porcia”.

Ma il governo e il ministro sono criticati da più parti. Su Facebook, il leghista Matteo Salvini ha parlato di “ricatto”; e ancora: “Vergogna! Non lavoratori ma schiavi. A questo ci hanno portato l’Unione Sovietica Europea e l’Euro”. Il governatore friulano Debora Serracchiani ha chiesto al governo di “non rimanere inerte”, ricordando che Electrolux, quando entrò in Italia rilevando la Zanussi, “ricevette un sacco di soldi, qualche miliardo di lire, dalla Regione. Dovrebbe ora preoccuparsi di quello che lascia sul territorio dopo che l’ha spolpato”.

L’ex ministro Maurizio Sacconi (Ncd) ha parlato di “proposta irricevibile” da parte dell’azienda, mentre ha fatto discutere la posizione di Davide Serra, finanziere di Algebris e sostenitore di Matteo Renzi, che in un tweet ha definito “razionale” la proposta di Electrolux, ricordando poi in cinguettii successivi come sia un dato di “realtà” il tentativo di “salvare lavoro e azienda con taglio ai salari, oppure chiudere come altre 300mila aziende”.

Per Nichi Vendola di Sel “come al solito chi paga è la vittima”. “Electrolux dovrebbe tagliare lo stipendio allo Stato, non ai lavoratori” scrive invece Beppe Grillo sul suo blog, attaccando il governo e lo “Stato pappone”: “Sarebbe alquanto meritorio se lo Stato non spolpasse le aziende e i lavoratori con una tassazione immonda e cominciasse immediatamente a diminuirla per dare ossigeno all’economia reale”.

Intanto negli stabilimenti di Susegana, in provincia di Treviso, e di Porcia i lavoratori hanno tenuto assemblee all’alba, iniziando alle 6, e hanno proclamato un’intera giornata di sciopero. Verso le 8 si sono portati sulla statale Pontebbana che attraversa le due cittadine. A Susegana lo stabilimento è presidiato e i lavoratori bloccano le portinerie, con la sede paralizzata. Una parte dei dipendenti è stata ricevuta dal sindaco, Floriano Zambon. Al termine c’è stato un sit-in davanti alla sede del Pd per segnalare, hanno ironizzato le Rsu, il “piccolo problema di comunicabilità” con il ministro per lo sviluppo economico, Flavio Zanonato. L’astensione dal lavoro proseguirà per l’intera giornata.

Netta tra i lavoratori la contrarietà all’orario di 6 ore, che nel caso di Susegana – specifica la delegata Paola Morandin – comporterebbe uno stipendio mensile di poco superiore ai 700 euro. No anche agli esuberi che salgono a quota 800 nei quattro stabilimenti italiani della multinazionale, la quale ha subordinato i 90 milioni di investimento all’accettazione del piano. Piano che lascia nell’incertezza la fabbrica di Porcia.

In un documento approvato all’unanimità, le Rsu dello stabilimento di Susegana dal canto loro si dichiarano disponibili a “studiare soluzioni che impediscano all’impresa di perseguire i suoi obiettivi di impoverimento dei lavoratori dell’industria italiana, anche con nuove forme cooperative di produzione a gestione diretta Stato/lavoratori”.

Sui dati diffusi dai sindacati, poi, è intervenuta Electrolux con una nota. “La proposta tutta da discutere del costo dell’ora lavorata prevede una riduzione di 3 euro. In termini di salario netto questo equivale a circa 8% di riduzione ovvero a meno 130 euro mese – afferma la nota di Electrolux -. Nel corso dell’incontro è stata anche avanzata l’ipotesi di raffreddare l’effetto inflattivo del costo del lavoro, responsabile del continuo accrescere del gap competitivo con i paesi dell’est Europa, attraverso il congelamento per un triennio degli incrementi del contratto collettivo nazionale di lavoro e degli scatti di anzianità”.

“Ovviamente l’azienda ha dato piena e ovvia apertura a considerare altre forme di riduzione del costo del lavoro con minori o, se possibile, nulle conseguenze sui salari – conclude la nota del gruppo svedese – . L’azienda ribadisce anche che, il regime di 6 ore assunto come base per tutti i piani industriali, è da considerarsi con applicazione della solidarietà, come da accordi sottoscritti e dei quali auspica il prossimo rinnovo”.

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