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Finanziamento partiti, spunta una norma Sel “anti-grillo”

Approderà quasi certamente martedì nell’Aula del Senato il disegno di legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Ma sarà tutta una corsa ad ostacoli. Il testo, infatti, già approvato dalla Camera, è ancora all’esame della commissione Affari Costituzionali, «sommerso» da quasi 200 emendamenti presentati da tutte le forze politiche. E senza nessun accordo in vista. La commissione, insieme alla relatrice Isabella De Monte del Pd, si è riunita nel pomeriggio a Palazzo Madama per fare il punto. Ma senza il parere della commissione Bilancio e senza l’intesa su molte proposte di modifica si è preferito far slittare tutto almeno di un giorno. Cioè a domani, giovedì 30 gennaio. E tra le questioni destinate a far discutere c’è senz’altro la norma, subito ribattezzata «anti-Grillo», messa a punto da Sel e presentata dal capogruppo Loredana De Petris. Si tratta di una proposta di modifica che vieta «la pubblicazione di annunci di carattere commerciale o pubblicitario sui siti internet, anche presentati sotto forma di blog di chiunque ricopra un incarico istituzionale anche non elettivo». «Nel caso di inadempimento – si legge – è comminata all’intestatario una sanzione amministrativa pari a 5.000 euro per ciascun giorno di permanenza dei suddetti annunci successivamente al termine intimato». La protesta dei 5 Stelle è assicurata. Anche perchè, si commenta, se passasse una logica del genere, allora «dovrebbero essere vietate le sponsorizzazioni di tutte le feste di partito…». Al momento, i partiti leggono le carte e affilano le armi recependo il parere del governo, conforme a quello della relatrice De Monte, che invita tutti ad accorpare gli emendamenti e ad indicare solo quelli più «sensibili». Pochi problemi dovrebbero esserci per i primi quattro articoli del ddl che regolamentano «trasparenza» e «democrazia interna ai partiti» anche se ci sono norme che introducono l’obbligo di «Statuto» e «l’istituzione del registro dei partiti politici che possono accedere ai benefici previsti dal presente decreto». Si dovrà mediare, invece, e molto, sulla seconda parte del provvedimento: quella che dispone le soglie massime per le donazioni private e le modalità di detrazione per i donatori. Il Pd ha presentato una serie di proposte di modifica: alcune per abbassare il tetto massimo delle donazioni private. Percorso inverso rispetto a Forza Italia che chiede l’opposto, cioè l’innalzamento. Entrambi i partiti, seppur con le dovute differenze, tentano di trovare un’intesa sul regime di detrazioni fiscali. Non sembra troppo predisposto al «compromesso» il M5S che chiede con forza l’abolizione di qualsiasi intervento di natura statale. I cinque stelle vogliono un meccanismo di restituzione dei contributi intascati dai partiti negli anni scorsi e non ancora rendicontati. In serata anche l’esecutivo presenta due nuovi emendamenti, concordati con la relatrice: il primo relativo alle commissioni bancarie sulle donazioni ed il secondo per consentire l’applicazione del dispositivo del 2 per mille già nel 2014. Potrebbe saltare, infine, la possibilità di finanziamento pubblico per le cosiddette ‘scuole di partitò, ovvero i corsi di formazione per il personale delle varie forze politiche.

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