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REGIONE/ Rosati, commissario straordinario dell’Arsial: ‘L’azienda non è più un bancomat’

Antonio Rosati commissario straordinario dell’Arsial - Regione Lazio

Antonio Rosati, fedelissimo di Zingaretti (è stato il suo assessore al bilancio in Provincia), è da qualche mese il commissario straordinario dell’Arsial (azienda regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura nel Lazio) già commissariata in passato e spesso al centro di polemiche sulla gestione ‘chiacchierata’ degli ingenti capitali provenienti dall’Europa – e in teoria destinati solo allo sviluppo agricolo. Alla scadenza del mandato, momento in cui si sarebbe dovuto stabilire un modello di governance definitivo, l’incarico di Rosati è stato invece prorogato fino a giugno. Ne abbiamo parlato col diretto interessato.

Perchè all’epoca fu scelto da Zingaretti per il suo attuale incarico?

Mi occupo di finanza pubblica e di risanamento di aziende da anni. All’epoca dell’assessorato alla Provincia ottenni ottimi riconoscimenti da parte del Ministero dell’Economia, che nominò Roma tra le tre province più virtuose d’Italia. Sono anche un uomo politico, certo – l’appartenenza al PD conta – ma rivendico la mia figura di tecnico.

Perchè il commissariamento è stato prolungato fino al 30 giugno?

Perchè il mio lavoro non è concluso e va avanti: la proroga garantisce la continuità dell’opera di risanamento in attesa di una discussione sulla successiva governance. L’ente era in grande difficoltà. L’Arsial non approvava bilanci da tre anni: con me è stato approvato il consuntivo 2013 e finalmente anche il preventivo 2014 (anche grazie al contributo della squadra di Zingaretti), ma ci sono ancora debiti da sanare risalenti a tre anni fa.

In breve, in cosa è consistito il risanamento?

Al di là dei bilanci, ho sbloccato la vendita del notevole patrimonio dell’ente – ferma da anni – e ho ricostruito una cassa degna in pochi mesi. Grazie alla credibilità del progetto, abbiamo raggiunto un accordo con la cassa depositi e prestiti per la vendita di crediti regionali.

L’Arsial ha a disposizione un enorme flusso di denaro proveniente dall’Europa…

Sì, ma sono capitali a destinazione vincolata, da destinare al Piano di Sviluppo Rurale: arriveranno 700 milioni dal 2014 al 2020. Con questo denaro sosterremo le aziende agricole, fornendo assistenza tecnica e innovazione: i tre obiettivi fondamentali sono la competitività, la gestione sostenibile delle risorse naturali e lo sviluppo delle zone rurali. Per quanto riguarda le risorse da utilizzare liberamente, il preventivo del 2014 ammonta a 18 milioni: tolti i 14 milioni di spese di funzionamento (personale, energie, materie prime e mantenimento delle aziende) rimangono 4 milioni da investire.

Nonostante la destinazione vincolata, l’Arsial ha una brutta storia di utilizzo dubbio del denaro europeo: in sostanza era utilizzata come un bancomat regionale. Oggi quali sono i criteri di spesa?

Sono consapevole del passato, ma posso dire che anche da quel punto di vista abbiamo recuperato credibilità finanziaria ed economica. Da quando ci sono io non è più capitato, e stiamo mettendo a punto (assieme al dipartimento agricolo dell’università della Tuscia) una short list di tecnici che avranno proprio il compito di occuparsi del piano europeo, dei bandi, delle richieste di accesso ai finanziamenti da parte delle aziende laziali. Faremo in modo che i fondi arrivino alle imprese a cui sono per legge destinati.

Che forma dovrebbe prendere la nuova governance?

L’opposizione chiede un cda: è una richiesta legittima ma è un’idea antica, superata. La mia idea è che la Regione lavori attraverso agenzie sul modello francese e tedesco, con un amministratore unico (ovviamente ben controllato) come strumento tipico. Questo snellirebbe e velocizzerebbe il lavoro e le decisioni, a vantaggio dei cittadini e degli imprenditori agricoli.

Da più parti la si vorrebbe proprio in quella posizione…

Fa sempre piacere che il proprio lavoro sia apprezzato. Dovrei valutare le condizioni di lavoro, ma non nascondo che mi sto appassionando a questo settore.

Progetti in cantiere?

Un bando per l’enoteca regionale di via Frattina, gestita sinora molto male; un progetto di assegnazione agevolata di terreni agricoli; una scuola di formazione molto importante nel campo dell’enogastronomia (di cui non posso rivelare i particolari).

Lorenzo Marziali

Da ‘Il Corriere di Roma’ n. 3 2014

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