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LAVORO/ Lieve calo della disoccupazione, ma resta il dramma dei giovani

La disoccupazione fa un piccolo passo indietro, con il tasso che a dicembre scende al 12,7%. Un calo ancora lieve, che arriva dopo una correzione al rialzo su novembre quando con il 12,8% era stato toccato il record storico. Quindi il livello è comunque alto e ci si deve accontentare di un decimo in meno. Sarà pure un segnale debole ma ha un valore particolare: come sottolinea il presidente del Consiglio, Enrico Letta, è un «miglioramento» che giunge «per la prima volta dopo un bel pò». Era da giugno che la quota dei senza lavoro non aveva fatto altro che crescere. Stesso discorso vale per la disoccupazione giovanile, in diminuzione di 0,1 punti a fronte però di un tasso al 41,6%, con un numero di ragazzi a ‘spassò pari a 671 mila. Basti pensare che in un anno tra gli under25 sono stati persi 100 mila posti. Andando a guardare più da vicino le stime dell’Istat, si può intravedere cosa c’è dietro e la scoperta non conforta. Con tutta probabilità i 32 mila disoccupati in meno sono andati a finire non nei ranghi degli occupati, ancora in calo di 25 mila unità, ma in quelli degli inattivi, in aumento di ben 51 mila. Il termine inattivi nasconde un mondo vario, dai pensionati agli studenti, passando per le casalinghe, in tutto 14 milioni 408 mila persone, accomunate da un solo fatto: non hanno un’occupazione nè la cercano. Difficile non pensare che dietro ci sia lo ‘zampinò degli scoraggiati. Non lascia invece alcuno spazio all’ottimismo il confronto con dicembre dell’anno prima: in questo caso l’Istat registra tutti segni meno, con la perdita di 424 mila occupati e l’aumento sostenuto dei senza lavoro, che si mantengono ben sopra i tre milioni (+10%). Intanto nell’Eurozona la disoccupazione rimane stabile al 12%, con l’Italia che quindi si colloca ancora sopra la media. Per non parlare dei giovani, visto che la Penisola quasi raddoppia il valore registrato nell’Ue a 17. Il dato nuovo di dicembre per l’Italia non sta nei numeri presi in sè e per sè ma nel confronto con novembre e nella seppure tenue inversione di rotta. Letta via twitter spiega come il miglioramento registrato dopo mesi è «un’ulteriore spinta a fare del lavoro la priorità 2014». Dal mondo dei sindacati e delle associazioni di categoria arrivano commenti molto cauti, con le preoccupazioni che restano: Confcommercio parla di un mercato del lavoro che presenta «segnali di una conclamata patologia»; mentre l’Ugl non ravvisa alcuna «buona notizia» e la Cisl denuncia la riduzione degli occupati. Sulla stessa linea Italia Lavoro, l’Agenzia del ministero di via Veneto. Per l’economista del servizio studi di Intesa Sanpaolo, Paolo Mameli, è ancora troppo presto per cantare vittoria, visto che «in media nel 2013 il tasso dei senza lavoro è risultato pari al record di 12,2%». Per vedere scendere la disoccupazione, invece, bisognerà aspettare almeno «la seconda metà dell’anno». Così anche per Unicredit, che stima per il 2014 un tasso di senza lavoro al 12,8%.

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