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LAVORO/Istat: Salario medio degli italiani resta sotto 25.000 euro

Chiuso un anno è tempo di bilanci anche sul fronte stipendi, oggi più che mai al centro del dibattito dopo la vicenda Electrolux. L’Istat proprio in settimana ha pubblicato i dati sui salari nel 2013 e andando a guardare nel dettaglio tutti i numeri si scopre che per i fortunati, visti i tempi, con un contratto di lavoro ‘vero’, a tempo pieno e basato su un accordo collettivo nazionale, la retribuzione media lorda nel 2013 è di 24.879 euro per dipendente. Un calcolo che esclude la fascia dei dirigenti, coprendo circa 13 milioni di lavoratori. Rispetto al 2012 il guadagno è stato di 347 euro, ma il ritmo di crescita si è abbassato, visto che l’anno prima l’aumento era stato di 367euro. Insomma sono stati persi 20 euro precisi. Togliendo arretrati e ‘una tantum’, il dato più aggiornato, riferito a dicembre, segnala una media mensile pari a 2.102 euro, poco mossa rispetto a quanto rilevato nel 2012 (2.075euro). Soprattutto si tratta di cifre che non tengono conto dell’impatto dell’inflazione, seppure in forte frenata a confronto con l’anno prima. Inoltre è noto come lo scarto tra il salario lordo e quello netto non sia trascurabile, con l’Italia che tradizionalmente si piazza in coda nelle classifiche internazionali quando si prende in considerazione quel che resta dopo le trattenute fiscali e previdenziali (i cosiddetti oneri sociali). Le medie come ovvio fanno un pò ‘di tutta un’erba un fasciò, mentre nei confronti tra categorie e settori qualche differenza emerge. Ecco che per gli operai la retribuzione annua è stata di 21.953 euro lordi, contro i 27.252 di quadri e impiegati. Un ‘gap’ che si ritrova anche nel dato mensile: 1.835 euro contro 2.320 euro, a dicembre. Tornando al valore annuo, si nota un restringimento della forbice: se nel 2012 un impiegato prendeva 5.428 euro in più rispetto a un operaio, nel 2013 il divario è invece di 5.299 euro. Un effetto dovuto probabilmente all’appiattimento verso il basso degli stipendi. D’altra parte, come lo stesso Istat ha sottolineato in settimana, i salari lo scorso anno sono cresciuti solo dell’1,4%, il tasso più basso almeno dal 1982, anno di inizio delle serie storiche. Un discorso a parte merita poi la Pubblica amministrazione, che anche nel 2013 ha risentito del blocco contrattuale: la media annua è restata a 27.527 euro, lo stesso valore dell’anno precedente. Ma comunque la cifra si mantiene più alta rispetto al privato (24.104).

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