| categoria: spettacoli & gossip

MUSICA/ L’operetta cerca di resistere alla crisi

Compagnia Italiana di Operette

Conta su un pubblico di over 40, si affida a spazi consolidati nel tempo e si sente orfana del Festival di Trieste. È l’operetta italiana che, schiacciata dalla ben più radicata tradizione dell’opera e dall’avanzata del musical all’americana, prova a resistere alla crisi e alla conseguente disaffezione ai teatri. Diverse le strategie di sopravvivenza. Secondo Corrado Abbati, direttore artistico della compagnia che porta il suo nome, in scena in questi giorni con ‘Cin cin la« al Teatro Quirino di Roma, la forza dell’operetta risiede »nei brani meravigliosi e immortali del suo repertorio«, anche se c’è bisogno di un attento lavoro sui testi. »Da sempre sono impegnato in un’operazione tesa allo svecchiamento dell’operetta – racconta all’Adnkronos – soprattutto è importante dedicarsi ai testi e cercare un giusto equilibrio tra quello che era l’operetta e quello che può essere oggi«. Non la pensa così, invece, Augusto Grilli, animatore della Compagnia Alfa Folies, impegnata da trent’anni al Teatro Alfa di Torino: »L’operetta non ha bisogno di essere rinverdita – sottolinea all’Adnkronos – ed infatti noi continuiamo a farla rispettandone canoni e tradizione. Non facciamo un bene a questo genere se presentiamo al pubblico testi tagliati o rimaneggiati«. Che si tratti di puristi o innovatori, tutti concordano però nel dire che il pubblico sedotto da questo tipo di prodotto non è giovane. »Principalmente a seguire l’operetta sono gli over 40 – dice all’Adnkronos Maurizio Bogliolo, direttore musicale della Compagnia italiana di Operette – Si tratta spesso di persone che hanno conosciuto l’operetta da bambini e che continuano ad amarla ancora oggi. C’è un problema di educazione alla fruizione di spettacoli dal vivo che, però, riguarda tutto il teatro«. Gli fa eco Grilli, che al Teatro Alfa ha provato a far innamorare dell’operetta le nuove generazioni, consentendo da sempre l’ingresso gratuito dei bambini. »Gli appassionati restano soprattutto gli adulti, anche se abbiamo visto ritornare quei bambini che avevamo ospitato tanti anni fa. Una politica che ci ha premiati sul lungo periodo«. Spesso l’operetta prodotta dalle compagnie di giro viene poi inserita nelle stagioni di prosa e può capitare, come spiega Abbati, che alcuni, ancora a digiuno di questo spettacolo, ne restino colpiti. »Chi non l’ha mai vista, considera l’operetta qualcosa di datato, di strano, di antico – fa notare – ma, alla prova dei fatti, in molti cambiano idea«. A sentire gli operatori, la difficoltà principale per l’operetta deriva dal poco spazio che le viene riservato in Italia. «Non è una novità di questi ultimi anni – afferma Grilli – È, piuttosto, una situazione che viene da lontano; da sempre l’Italia ha dedicato, rispetto a Paesi come l’Austria o la Francia, meno attenzione all’operetta». Di un appuntamento si avverte, però, la mancanza da due anni a questa parte: il Festival dell’Operetta di Trieste, chiuso dal Teatro Verdi nel 2011 per mancanza di fondi: «era un appuntamento importante, un faro – sostiene Abbati – Ora, a parziale risarcimento nella stagione lirica di Trieste, hanno inserito un’operetta, ma non è certamente cosa paragonabile a un intero festival». Nonostante ciò, resistono ancora degli spazi dedicati come il Festival dell’Operetta al Teatro Alfieri di Torino, che vedrà protagonista, come ormai da 30 anni, la Compagnia Italiana di Operette, in scena con ‘La duchessa di Chicagò e ‘Il paese dei campanellì. «È uno dei nostri appuntamenti fissi – conferma Bogliolo – quest’anno la nostra compagnia festeggia 61 anni e da sempre ci sono tappe immancabili. A Torino, al Valli di Reggio Emilia, al Verdi di Pisa, al Goldoni di Livorno». La distribuzione dell’operetta – secondo l’esperienza di Abbati – funziona poi un pò a macchia d’olio: «Lavoriamo molto in tutto il Nord, soprattutto in Triveneto e Lombardia e anche in Puglia e in Sicilia. È il Centro Italia, in generale, a rispondere meno. Forse a Roma pesa la grande tradizione della commedia musicale italiana». Infine, grava su tutte le compagnie di operetta la dittatura dei titoli. I più amati e più richiesti restano da anni ‘La vedova allegrà, ‘Il paese dei campanellì, ‘Cin cin la«. »Ci sarebbe un mondo da esplorare – rileva Grilli – tutto Offenbach, Strauss, ma ci vengono richieste sempre le stesse opere ed è davvero un peccato, perchè ci sono lavori ricchi e interessanti che vengono trascurati. È un punto debole del sistema che ruota intorno all’operetta; un altro è invece l’assenza di percorsi formativi dedicati. Manca decisamente in Italia una scuola per l’operetta«.

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