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Iraniana uccisa a Venezia, fermati due indiani

la giovane Mahfab Ahadsavoji

Si nasconderebbe in un approccio sessuale rifiutato il movente dell’omicidio dell’iraniana Mahfab Ahadsavoji, 29 anni. Ne avrebbe compiuti 30 anni il 25 febbraio. Rajeshwar Singh, 29, fermato assieme alla fidanzata Gagandeep Kaur, 30, entrambi indiani e non iraniani come appreso in un primi momento, aveva fatto delle avance alla vittima, che lo aveva respinto. Quando il corpo, nudo, venne trovato nel canale al Lido, con solo una collana al collo, la polizia temette che sarebbe finita per diventare un caso irrisolto.

L’autopsia stabilì che la donna era stata strangolata e poi gettata in acqua. Uccisa il giorno prima del ritrovamento, intorno alle 14. Le impronte digitali hanno portato poi a identificare la donna, una costumista conosciuta nel suo paese che era ritornata in Italia due mesi fa per fare un corso di specializzazione all’Accademia di Brera. Condivideva una stanza con la coppia indiana, che in Questura a Milano ha detto di aver lasciato Mahfab a letto che stava ancora dormendo.

Quel giorno la vittima avrebbe dovuto lasciare la stanza per trasferirsi da una connazionale. Però le telecamere a circuito chiuso della stazione ferroviaria veneziana ha immortalato i due indiani con un trolley e la testimonianza di un tassista lagunare ha chiarito che poco prima di mezzanotte del 27 gennaio i due stranieri gli avevano dato 500 euro per portarli fino a piazzale Loreto.

Data la piega che le indagini stava prendendo, i due indagati si sono presentati alla ‘mobile’ con un avvocato riferendo di aver trovato Mahfab morta perché “aveva bevuto tanto whisky”, non sapendo che era stata già accertata la causa della morte per strangolamento.

Così, messi alle strette dai poliziotti i due sono crollati e hanno confessato, riferendo tra l’altro di essere andati in treno a Lecco, con il cadavere della donna nascosto nel trolley, perché senza patente e senza auto, pensando di gettare il corpo nel lago, ma di aver desistito per la presenza di troppa gente in quella località. Così hanno deciso di spostarsi a Venezia, scaricando in laguna il corpo, pensando di essere al sicuro e di non venire mai scoperti. Ma le tracce che avevano lasciato dietro di loro erano troppe e alle due ‘Mobili’ è bastato ricomporre il puzzle per chiudere il caso.

Fissati per domani mattina, alle 10.30 in carcere, gli interrogatori di garanzia dei due indiani.

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