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Brasile violento, Pato scappa dal Corinthians

Tra casi di violenza sempre più frequenti, fuori e dentro gli stadi, minacce di sciopero da parte degli atleti e ritardi nei cantieri mondiali (aggravati da recenti denunce di lavoro nero), il calcio giocato ultimamente sembra passato in secondo piano, in Brasile, Paese che tra meno di cinque mesi ospiterà la Coppa del mondo (12 giugno-13 luglio). Con i campionati regionali già iniziati, più che i risultati negli ultimi giorni nel gigante sudamericano hanno fatto notizia le scene di furia messe in atto dai sostenitori del Corinthians. Questi, nell’ultimo fine settimana, hanno anche invaso il centro di allenamento della squadra per protestare contro le pessime prestazioni in campo (ieri il club paulista ha collezionato la quarta sconfitta consecutiva). A farne immediatamente le spese è stato uno dei bersagli preferiti dei tifosi più accesi: Alexandre Pato. L’ex Milan passerà ai ‘cuginì del San Paolo, che in cambio daranno Jadson. A pesare sulla decisione ci sarebbero state anche le frequenti minacce subite dall’attaccante, che già da tempo girava in compagnia di una guardia del corpo e che si sarebbe pertanto convinto ad andarsene, nonostante avesse un contratto valido fino al 2016. Anche se le due società interessate negano che il trasferimento sia stato motivato dagli ultimi incidenti. Secondo il tecnico del Corinthians, Mano Menezes, l’idea alla base è quella di costruire «un nuovo gruppo, una formazione diversa». Il brutale comportamento degli ultras del ‘Timaò (che anche ieri sono stati protagonisti di scontri nelle tribune con la polizia, durante la gara persa 0-2 contro il Bragantino), rischiano intanto di paralizzare il campionato paulista nel prossimo fine settimana, come ha da ultimo proposto il Sindacato degli atleti professionisti dello Stato di San Paolo (Sapesp). Se la tensione è salita alle stelle nei tornei che precedono il ‘Brasileiraò (contestazioni e insulti razzisti sono apparsi anche in casa Palmeiras), il clima non è dei migliori pure in chiave Mondiali: secondo denunce della stampa straniera, in almeno due stadi sede del torneo iridato, a Manaus e Curitiba, si starebbe sfruttando il lavoro nero dei profughi haitiani, con l’obiettivo di accelerare i cantieri e consegnare in tempo gli impianti, che stanno soffrendo forti ritardi. Anche Pelè si è detto «rattistrato» dai continui rinvii nella chiusura dei cantieri. «Eppure di tempo ne abbiamo avuto, ora è difficile spiegare al mondo perchè stiamo così….». Per combattere l’eventuale ripetersi di proteste violente anche nelle manifestazioni di piazza, il Parlamento di Brasilia sta intanto correndo contro il tempo per far approvare una legge anti-terrorismo prima dell’inizio della Coppa. Nel testo si punterà tuttavia a separare l’attività dei black-bloc da quella terroristica vera e propria, come ha voluto precisare l’autore del progetto, il senatore Romero Juca.

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