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Cinquant’anni fa i Beatles conquistavano gli Usa


Evviva i Beatles: domani, 50 anni fa, i “Fab Four” atterravano a JFK per debuttare due giorni dopo all’Ed Sullivan Show, il palcoscenico dei talenti musicali nell’America del boom. “John non riusciva a capacitarsi che si trovavano nello stesso set occupato prima di loro da Billy Holly e i Crickets”, ha rievocato uno dei tecnici di scena di allora ai margini della registrazione del maxi-concerto celebrativo che andrà in onda dopodomani, 9 febbraio, alla stessa ora, mezzo secolo dopo della prima apparizione Usa degli scarafaggi di Liverpool davanti a 700 fan e a una audience Tv di 73 milioni. Fu l’inizio della British Invasion, il segnalibro che fece voltare pagina a una nazione ancora sotto shock per l’assassinio del presidente Kennedy a Dallas.

Il maxi-concerto di dopodomani della Cbs, la stessa rete che mandava in scena Ed Sullivan certificando la validità di nuove star della musica, ha avuto tra gli ospiti Tom Petty, Tom Hanks, Rita Wilson, Jeff Bridges, Sean Penn, Johnny Depp, LL Cool J, Eric Idle, Kate Beckinsale, Peter Frampton and Steve Lukather, Yoko Ono e Olivia Harrison, le vedove di John e George. Paul McCartney e Ringo Starr hanno chiuso la serata, registrata all’indomani dei Grammy, con parecchie delle loro vecchie canzoni, poi tutti si sono uniti nel gran finale di “Hey Jude”. L’America per i Beatles era la terra promessa oltre che la fonte di ispirazione della loro musica. Il loro manager, Brian Epstein, era convinto che laggiù sarebbero potuti diventare “più famosi di Elvis”, se avessero azzeccato la strategia.

Con la beatlemania che furoreggiava in Inghilterra, i Beatles scalarono le classifiche americane con “I Want To Hold Your Hand”. Ad aprile 1964, appena un mese dopo il loro arrivo, occupavano tutte e cinque le prime posizioni della classifica di Billboard. “Beatles in America. Lo scenario e la storia cinquant’anni anni dopo”, il libro fotografico di Spencer Leigh pubblicato in questi giorni in Italia da Arcana racconta tutto questo e altro con interviste esclusive a musicisti, promoter e testimoni oculari di ogni genere. Negli Usa i quattro capelloni inglesi riempirono i teatri, le arene e gli stadi più prestigiosi diventando in breve “più famosi di Elvis”, e poi tornarono in America per altri tre tour nell’arco di due anni e mezzo. Alla fine di questo ciclo, nel 1966, Lennon dichiarò che i Beatles erano “più famosi di Gesù”, e a quel punto il rapporto con il pubblico americano si complicò.

Ma intanto il concerto per celebrare i 50 anni del debutto in quello che allora era il “musichiere d’America”. “Che serata”, ha tweettato Ringo dopo il concerto, la cui scaletta è emersa sui media Usa: dai Maroon Five con “Ticket to Ride” a Keith Urban e John Mayer in “Don’t Let Me Down” e Alicia Keys e John Legend: “Let It Be”. E poi Imagine Dragons in “Revolution”, Katy Perry in “Yesterday”, Stevie Wonder in “We Can Work It Out”, Ringo Starr in “Matchbox”, “Boys”, “Yellow Submarine”, Paul McCartney in “Magical Mystery Tour”, “Birthday”, “Get Back”, “I Saw Her Standing There”, “Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band”; “With A Little Help From My Friends” (con Ringo) prima del gran finale.

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