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Cresce la ‘passione’ degli italiani per i farmaci, anche a causa delle nuove mode

Continua a crescere il numero di farmaci consumati in Italia, e non solo per l’invecchiamento della popolazione, che fa aumentare il numero di malati cronici, o per l’arrivo di nuovi farmaci. Può succedere, hanno spiegato gli esperti dell’Aifa durante la presentazione del rapporto Osmed relativo ai primi nove mesi del 2013, che una fantomatica dieta a base di vitamina D faccia schizzare le prescrizioni di questo supplemento, o che si continuino a prescrivere antibiotici anche nei casi in cui non sarebbe necessario. Secondo i dati riportati nel periodo considerato gli italiani hanno acquistato un totale di 1.398 milioni di confezioni di medicinali, per una media di circa 23 confezioni a testa, con una crescita pari al 2,0% rispetto ai primi nove mesi dell’anno precedente, mentre per gli antibiotici le prescrizioni sono salite del 5%. Al primo posto tra le categorie sia per spesa che per consumi ci sono i farmaci per il sistema cardiovascolare, con 486,6 dosi giornaliere ogni 1000 abitanti e 48,1 euro pro capite, per un totale di quasi 3 miliardi di euro, seguiti da quelli per l’apparato gastrointestinale e da quelli del sangue. Accanto all’uso di farmaci ‘tradizionalè, ha sottolineato il Direttore Generale dell’Aifa Luca Pani, ci sono poi dei ‘casi stranì. «Abbiamo notato ad esempio un consumo di vitamina D in crescita a due cifre negli ultimi anni – ha sottolineato Pani – soprattutto in regioni del Sud, dove c’è un’alta esposizione al sole, che quindi non renderebbe necessari supplementi. Quello che è emerso è che si sta propagandando l’uso della vitamina D per dimagrire, una cosa che non ha nessuna base scientifica. Oltretutto la crescita è delle forme orali, che non vengono assorbite dall’organismo». Un caso analogo riguarda il testosterone, che anche in questo caso sta vedendo negli ultimi anni una crescita a due cifre delle prescrizioni, oltre a un mercato clandestino sempre più fiorente. «È una moda iniziata nelle palestre, e che si sta diffondendo anche fuori – ha spiegato Pani – ci sono molti uomini di mezza età che sono convinti che il testosterone aumenti la virilità, e se lo fanno prescrivere ogni sei mesi quando al massimo basterebbe una sola somministrazione». Il rapporto ha registrato anche delle buone notizie, come l’aumento dell’uso dei farmaci equivalenti arrivati al 46% della spesa, in linea con la media europea, mentre sul fronte della spesa il quadro è misto. La spesa farmaceutica a carico del Servizio Sanitario Nazionale è scesa del 4%, mentre quella sostenuta dai cittadini è in aumento più o meno della stessa percentuale. Se la spesa territoriale dovrebbe rientrare nel tetto previsto, a preoccupare è quella ospedaliera, che già ora è sopra il limite imposto e che in futuro vedrà l’arrivo di nuovi farmaci ancora più costosi. «Bisogna far sì che i tetti siano più flessibili – ha commentato il sottosegretario del ministero dello Sviluppo Economico Claudio De Vincenti – non più ‘sfondabili ma adeguati a seguire le dinamiche terapeutiche».

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