| categoria: Cultura

TEATRO/ Palcoscenici Capitolini, una selezione di spettacoli in questi giorni in scena a Roma

Educazione Siberiana
di Nicolai Lilin e Giuseppe Miale di Mauro | Regia di di Giuseppe Miale di Mauro
Teatro Piccolo Eliseo | 28 gennaio – 16 febbraio 2014

Spettacolo tratto da ‘Educazione siberiana’ (Einaudi Editore), il travolgente esordio letterario di Nicolai Lilin, tradotto in venti lingue e già trasposto in un film diretto da Salvatore e interpretato da John Malkovich. Il libro è un crudo resoconto di ciò che significa, per l’autore, far parte degli Urka siberiani, ultimi discendenti di una stirpe guerriera, uomini che si definiscono ‘criminali onesti’. Si tratta di un clan animato da un codice comportamentale rigido e brutale, un’etica incorrotta nonostante regoli una comunità criminale. Il collettivo Nest diretto da Miale di Mauro ha lavorato a stretto contatto con Lilin e ha creato uno spettacolo strutturato come una graduale discesa all’inferno sulle ali dei dieci comandamenti dell’educazione Urka. Le atmosfere del romanzo rimangono intatte, cullate da uno scheletro drammaturgico intenso e appassionante.

Il Mercante di Venezia
di William Shakespeare | Regia di Giancarlo Marinelli, con Giorgio Albertazzi
Teatro Ghione | 30 gennaio – 16 febbraio 2014

Albertazzi fa dell’opera un ibrido che sembra scritto ora da Strindberg e ora da Sartre, passando per i giocosi azzardi di Goldoni. Nella sua fantasia la Venezia di Shakespeare richiama una spiaggia californiana, tra ragazzi bellissimi, donne sinuose e un continuo senso di vertigine vacanziera, tra musica e feste. L’alba (primordio della vita, giovinezza) e il tramonto (morte, male) non sono distinguibili: i giovani veneziani e il vecchio ebreo sono riflessi dello stesso corpo e della stessa vita. Shylock odia Antonio e Bassanio perchè vorrebbe ritrovare la freschezza della loro giovinezza (di qui l’ossessione per la libbra di carne); Antonio e Bassanio detestano Shylock perchè in lui scorgono, appunto, il tramonto, la fine che attende anche loro. L’ebreo non può quindi essere un vecchio incartapecorito, ma è qui tratteggiato come un condottiero, uno splendido sciamano.

Mio nonno è morto in guerra
di e con Simone Cristicchi
Teatro Vittoria | 4 febbraio – 16 febbraio 2014

Reduce dal successo del monologo ‘Li romani in Russia’, Cristicchi presenta un nuovo spettacolo sulla memoria della seconda guerra mondiale. ‘Mio nonno è morto in guerra’ è uno spettacolo di parole e musica commovente e ironico. Piccole e grandi storie individuali si intrecciano in un mosaico di istantanee emozionanti inghiottite dalla guerra ma salvate dall’oblio. Alternando registri vocali e stilistici differenti, il cantautore romano interpreta tutti i personaggi, componendo un album di schegge di vita la cui apparente leggerezza fa da contraltare al dolore della guerra, grande quanto inutile. Il tutto è sostenuto da un tappeto musicale di canzoni popolari e d’autore (dai canti alpini reinterpretati da Cristicchi a pezzi di De Gregori e Fossati). E’ uno spettacolo costruito sull’emozione e sul ricordo, senza la possibilità nè l’urgenza di tracciare una linea netta tra buoni e cattivi.

Girotondo
di Arthur Schnitzler | Regia di Francesco Branchetti, con Gaia De Laurentiis
Teatro dell’Angelo | 4 febbraio – 16 febbraio 2014

‘Girotondo’ è un’opera che già dalle prime rappresentazioni suscitò clamore e scandalo. La prima messinscena, nel 1921, ebbe un seguito di veri e propri tumulti e la stampa non esitò a definirla ‘pornografica’. E’ in realtà una spietata analisi delle condizioni che spesso portano uomo e donna all’impossibilità di concretizzare il proprio amore. Dieci personaggi appartenenti a differenti condizioni sociali ed umane si incontrano in un girotondo di figure tratteggiate ad arte: la prostituta, il soldato, la cameriera, il giovane signore e così via. Uno dei due personaggi di ogni quadro è poi protagonista anche di quello successivo fino al conte, ultimo ad entrare in scena, che chiude il girotondo congiungendosi alla prostituta del primo quadro. La regia di Branchetti intende restituire al testo la sua straordinaria capacità di indagare l’animo umano e le tortuose relazioni che abbiamo con noi stessi e con gli altri tra paure, malesseri, malinconia e solitudine.

Lorenzo Marziali

Da ‘Il Corriere di Roma’ n. 4, 2014

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