| categoria: Roma e Lazio

DIETRO I FATTI/ Vigili Urbani, e sciopero fu…ma poi?

Lo sciopero dei vigili di Roma del 29 gennaio

Non si può dire che Marino non abbia anche altre gatte da pelare – ne ha sin troppe e sempre più ne avrà se continuerà a pensare ad operazioni di facciata piuttosto che ai problemi dei romani – ma l’atteggiamento tenuto nei confronti della questione vigili, l’irraggiungibilità da torre d’avorio che i sindacati si sono trovati di fronte, ha dell’incredibile: nel senso che non è credibile che il Sindaco in bicicletta non avesse anche solo una vaga idea di come affrontare la protesta prima che sfociasse nello sciopero. L’Ospol glielo aveva detto in tutti i modi: ‘se va avanti così il 29 scioperiamo. Vogliamo parlare con lei, dottor Marino, non con i suoi collaboratori’. E ancora: ‘Se anche solo mostrasse di essere d’accordo con noi e ci assicurasse la disponibilità ad avviare un dialogo sui punti più importanti delle nostre rivendicazioni, revocheremmo la manifestazione’. ‘Le nostre sono richieste di buon senso prima che di categoria’, e lo sono. Nulla di fatto: dal Campidoglio arrivava solo l’eco delle voci di Marucci e Lulli che rimbalzavano sul muro di gomma dell’ufficio del Sindaco. Le vicende del 29 sono ben conosciute. Più di mille vigili in strada che sfilano dalla Bocca della Verità all’Altare della Patria, l’arrivo in Campidoglio, gli slogan amplificati dai megafoni e scritti sui cartelloni: ‘A testa alta. La polizia di Roma Capitale non si inchina’, ‘Servitori di Roma, non servi di Marino’, ecc. Il soffio di mille fischietti che rimbomba nelle stanze del Comune e infine la delegazione guidata da Lulli e Marucci che entra per un colloquio con Enzo Foschi, capo della segreteria del Sindaco, e Rossella Matarazzo, delegata alla Sicurezza. Anche in questo caso di Marino neanche l’ombra. Gli inviati del Campidoglio hanno condiviso la maggior parte delle rivendicazioni degli agenti e hanno promesso di attivare i primi provvedimenti entro il 28 febbraio. Riguarderanno la medicina preventiva (il centro epidemiologico regionale), la polizza contro gli infortuni e quella sull’arma in dotazione. Sugli altri punti si stabilirà un piano d’azione anche in base alle disponibilità economiche. L’amministrazione ha anche garantito l’imminente ripresa dei lavori sul concorso bloccato (molti degli aspiranti erano presenti), con l’intenzione di assumere il maggior numero possibile di agenti, per mettere una pezza ai problemi di organico. Il sindacato, da parte sua, ha chiesto (per l’ennesima volta) un incontro con Marino entro quindici giorni e ha annunciato un ulteriore sciopero entro fine febbraio in caso non vengano ravvisati segnali concreti del Comune di voler rispettare gli impegni. La parlamentare europea Roberta Angelilli (eletta nel 2009 nelle fila del Popolo della Libertà) ha intanto presentato un’interrogazione al Parlamento Europeo per verificare le violazioni in materia di sicurezza, salute e tutela sul luogo di lavoro della Polizia di Roma Capitale. Al di là della piega che questa brutta storia prenderà nel prossimo futuro – tra promesse, minacce di ulteriori proteste ed Europa – davanti agli occhi dei romani galleggia, tristemente evidente, un cattivo esempio di gestione della cosa pubblica. Era davvero inevitabile che si arrivasse, per la prima volta in cinquant’anni, allo sciopero? A ben vedere, il nucleo principale e irrinunciabile delle rivendicazioni riguardava l’assicurazione sul lavoro e la prevenzione delle malattie professionali. Chiamarle ‘rivendicazioni’, in realtà, è fuorviante: era più che altro una richiesta di riportare lo status del vigile urbano nel recinto del consesso civile. Parliamo di diritti costituzionali. Se questa semplice verità fosse stata riconosciuta prima, l’Ospol non avrebbe avuto motivo di esacerbare i rapporti con l’Amministrazione. Occorreva che mille fischietti gli suonassero nell’orecchio perchè Marino si decidesse a mandare qualcuno dai sindacati a dire: ‘E’ ovvio che abbiate ragione voi: cercheremo di aiutarvi ma abbiate pazienza perchè c’è poco denaro’? Ma non si poteva fare mesi fa? Sinora, il Sindaco, a cosa ha pensato (tolte l’illuminazione dei fori e le piste ciclabili, si intende)? Mistero.

Lorenzo Marziali

Da ‘Il Corriere di Roma’ n. 4, 2014

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