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IL PERSONAGGIO / Enzo Foschi, un fantasma in Campidoglio

Se ne parlava già da tempo, se ci sarà rimpasto – si diceva – nella Giunta capitolina corrisponderanno cambiamenti anche nello “staff” di Ignazio Marino. E un possibile candidato a liberare sia pure contro la sua volontà una poltrona, c’era già: Enzo Foschi, capo della segreteria del sindaco. Rimpasto ancora non c’è stato ma è nell’aria, la prima testa è caduta. Non perché Foschi abbia poi fatto male, o comunque peggio degli altri. Ma perché ha fatto poco o nulla e, visti i risultati, il suo ruolo – quello di tenere i rapporti tra il Primo Cittadino e i partiti della sua maggioranza, compiti generici e ampia libertà di movimento, costo annuo: 90.000 euro, nessuno gli ha chiesto il curriculum –era diventato del tutto inutile.
A Roma tutti sanno, dicono e scrivono che Foschi – romano della Garbatella, 47 anni, una vita a sinistra, dal PCI al PD passando per il PDS – è stato “imposto” a Marino dal principale partito della coalizione di maggioranza. “Per consigliarlo”, vista l’esperienza accumulata dal 2000 fino al 2013 prima come consigliere comunale e poi come consigliere regionale. “Per condizionarlo” dicono altri e fare in modo che difendesse con maggiore energia gli interessi che nella Capitale stanno più a cuore al PD, o che almeno non li danneggiasse troppo. Una “tutela” che Marino visibilmente non gradiva perché gli impediva di tentare di realizzare ( e non c’è riuscito) quel “voltare pagina” che ha promesso ai cittadini della Capitale.
Ora le cose sono cambiate, ai danni di Foschi. Sarà perché il perfetto militante – entrato nell’orbita del Pci a 13 anni perché gli allora comunisti furono i soli ad aiutarlo ad organizzare un torneo di calcetto e poi a 15 anni nella FIGC e a 17 nel PCI – è incappato nei guai della “mala politica” ed sta per arrivargli addosso qualcosa di serio da parte della magistratura? Possibile. Credeva di essere diverso da quei corrotti tipo “Batman” Fiorito, il suo collega del Pdl in consiglio regionale, e invece si è risvegliato qualche settimana fa con un avviso di garanzia nell’ambito dell’ inchiesta per i “rimborsi pazzi” dell’era Polverini, anno 2011. Insieme con i più prestigiosi compagni di partito Esterino Montino (oggi sindaco di Fiumicino, ex vice-presidente del consiglio regionale), Mario Perilli e Giuseppe Parroncini. Le ipotesi di reato, secondo i decreti di iscrizione nel registro degli indagati nell’inchiesta sui fondi del Pd alla Regione Lazio firmati dal procuratore di Rieti Giuseppe Saieva, sono peculato, falso e finanziamento illecito. La “torta” a disposizione del Pd era di due milioni. Esploso lo scandalo, Foschi, aveva subito riconosciuto di avere percepito un rimborso benzina che non gli spettava (i suoi ineffabili compagni di partito avevano sottolineato che non avrebbe neppure la patente…) e aveva rinunciato al vitalizio maturato nella legislatura. “Non perché io abbia rubato o compiuto illegalità, non ho visto un euro di quei 100mila di cui parla Fiorito, ma perché come esponente del consiglio regionale per il PD – aveva affermato – mi sento moralmente responsabile di quanto accaduto. Ma, e questo deve essere chiaro, non tutti fanno politica per fare soldi, perlomeno io non sono fra questi”. Così diceva, e la cosa è finita nel dimenticatoio. Per ora. C’è dell’altro? C’è un diktat di Marino? La ruggine parte da lontano, secondo quanto scrissero i giornali, il Professore e Foschi sarebbero quasi venuti alle mani nel corso di una riunione pre-elettorale proprio perché l’ “Amerikano” avrebbe fatto una battuta sui 100mila euro incassati secondo Fiorito dall’esponente del Pd. Ma c’è anche un Foschi imbarazzante gaffeura colpi di tweet sui quale è meglio sorvolare . Tweet e messaggi Facebook sono traccia della sua esistenza attiva nella politica prima regionale e poi capitolina, ma che di politico nel senso vero di questa parola hanno ben poco. Di lui si ricorda la polemica feroce contro l’allora presidente della Regione Renata Polverini operata per un tumore e accusata, da Foschi, di avere occupato un intero piano del Sant’Andrea. Una polemica condita da querela per violazione della privacy presentata dalla Governatrice contro Foschi. E c’è il tweet con il quale, mentre squadre di “antagonisti” bloccavano il centro di Roma e si scontravano con le forze dell’ordine, l’allora capo della segreteria di Marino affermava che “i veri bleck (scritto così nell’originale, ndr) block sono tutti quei giornalisti infiltrati nel corteo…delusi dal fatto che non scorra sangue”. Una frase infelice, detta da Foschi probabilmente per “vendicarsi” della stampa, che aveva nel mirino il Campidoglio. L’ultima uscita pubblica che si ricordi è avvenuta quando hanno scioperato i vigili urbani. Marino ha mandato lui a parlare, con la delega di toglierseli di torno in fretta. Ha eseguito, la Municipale probabimente sciopererà di nuovo a fine mese.

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