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Renzi: a me conviene votare, all’Italia no. Staffetta con Letta (che non molla), se ne parla il 20

Matteo Renzi ha escluso qualsiasi ipotesi di un governo con Silvio Berlusconi. L’occasione è stata uno scambio di battute su Twitter con Giovanni Valentini. “Se Renzi fa un governo con Berlusconi, gli tolgo il voto e anche il saluto…”, ha scritto il giornalista. Pronta la replica del segretario del Pd: “Non rischiamo né voto né saluto allora”, ha assicurato.Un commento quello del segretario del Pd che non lascia ombre e che chiarisce la sua posizione dopo le dichiarazioni di Silvio Berlusconi che ieri si era detto pronto a far parte di un governo guidato da Renzi. Questa mattina sempre affidandosi a Twitter, Renzi ha scritto: “Siamo a un passo da una riforma storica: Senato, province, legge elettorale, Titolo V”. E poi su eventuali elezioni ha aggiunto: “A me conviene votare, ma all’Italia no”.A questo punto, dopo settimane di gelo e di incomprensioni reciproche, la staffetta tra Enrico Letta e Matteo Renzi è ufficialmente sul piatto.
Il segretario Pd, accogliendo la richiesta della minoranza di fare chiarezza, fissa ad una direzione del 20 febbraio lo show down nel Pd sulle sorti del governo. «È inaccettabile dire che il problema del governo è il Pd, sul governo la chiarezza spetta al governo», è la sfida che il rottamatore ha lanciato ieri in direzione a Letta, chiedendogli di «giocare a carte scoperte» ma ricevendo un impegno del premier a «non galleggiare» e a fare «gioco di squadra» sulle riforme e sull’esecutivo.
L’intenzione di Renzi, almeno fino alla richiesta di Gianni Cuperlo e della minoranza a mettere fine al «gioco delle parti» tra lui e il premier, era in realtà di stanare il presidente del consiglio sulle sue intenzioni. Nè in questa direzione, dedicata alla riforma del Senato e del Titolo V, nè negli appuntamenti di partito indicati dal sindaco per le prossime settimane, il leader dem aveva messo in agenda il rapporto con il governo. Nè tantomeno il programma di governo, chiesto con insistenza dal premier ma derubricato da Renzi.

I due si parlano per una decina di minuti prima della direzione del partito ma, tranne la condivisione dell’analisi sul caos di M5S e la determinazione comune a «fare presto sulla legge elettorale», i due discorsi davanti al Parlamentino del Pd sembrano andare in direzione opposte. Già nell’accenno al silenzio, anche della politica, sulle scelte della Fiat si capisce che il segretario Pd non ha alcuna intenzione di fare sconti al governo, dopo che in mattinata aveva definito «scaduto il tempo di accarezzare le riforme». D’altra parte, per il segretario Pd solo la riuscita delle riforme, messe da lui in cantiere, è «l’unico modo per dare il senso di una rinascita possibile» nel rapporto tra cittadini e politica.

Riserve che però il leader Pd evita di trasformare in un giudizio sul governo: «Se per Enrico va tutto bene, vada avanti, se ritiene che ci siano modifiche da fare, affronti il problema nelle sedi istituzionali e giochiamo a carte scoperte», è la linea di Renzi che sul rimpasto, rito «da Prima Repubblica» e sul rilancio continua a non volerci metterci bocca. Preferendo, invece, concentrarsi sulle riforme e parlando per la prima volta di alleanze «con moderati e parte della sinistra», che a tanti nella sala suona come una minaccia di elezioni. Il premier, che prende la parola poco dopo e lascerà la direzione prima della fine, continua a ritenere che riforme e impegno del governo sul fronte sociale ed economico possono continuare a convivere. «Abbiamo la grande opportunità – è l’appello di Letta – di portare a soluzione le riforme, che vedono la mia convinzione profonda, e le risposte al paese, le prime a maggioranza più larga e le seconde affidate alla responsabilità di governo che ci compete tutti insieme».

Il presidente del consiglio vuole andare avanti, «non voglio galleggiare, anzi…», assicura, «aggredire i problemi con forza» altrimenti «i problemi non si risolvono». Un confronto che non soddisfa affatto la minoranza del partito. «Non possiamo fare finta di nulla, del Renzi I parlano tutti i giornali. Il tema è o la ripartenza di Letta o si discuta, Renzi prenda posizione e troverà piena responsabilità da tutte le componenti del Pd in una collaborazione stretta». Nel Pd, tranne l’area vicina a Letta, che sta con il premier, e una piccola fetta, come Pippo Civati, Stefano Fassina e Goffredo Bettini, che chiedono il ritorno alle elezioni, la gran parte vuole un governo «nuovo», dove per nuovo in molti ormai pensano a Renzi più che all’attuale premier. Ma la decisione per il Pd sulle sorti del governo spetta al segretario che in replica apre ad ogni scenario. «Vogliamo cambiare schema? Disponibilità totale a discutere. Se vogliamo giocare un altro schema, confermare quello attuale o dire che si va alle elezioni, facciamolo il 20 febbraio». La resa dei conti è solo rinviata.
«Per il governo galleggiare non è possibile, altrimenti i problemi non si risolvono»: il premier Enrico Letta lo ribadisce con chiarezza nel suo intervento alla direzione Pd che arriva dopo quello non privo di pungolature di Matteo Renzi. Sull’analisi del caos M5s la scorsa settimana «sono d’accordo con Matteo: appena è partito un percorso di riforme efficace loro si sono messi di traverso». «La sofferenza contro la politica e istituzioni e la sofferenza sociale sono le due grandi questioni che oggi, nel 2014, abbiamo la grande opportunità noi che siamo in questa stanza insieme di portare a una soluzione e questa nostra comunuità se lo fa si collega con il paese», ha aggiunto.
«È in parte superata la parte finanziaria della crisi» ma «la fatica e il disagio sociale sono sempre lì. Resta una crisi sociale pesantissima», ha detto Letta. «Abbiamo una grande opportunità nel 2014: uscire quest’anno dalla crisi sociale».

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