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CIVITAVECCHIA/Le assunzioni allegre dell’autorità portuale

Marietta Tidei

La vicenda la conosce bene: evidentemente Marietta Tidei, oltre ad aver in qualche modo ereditato dal padre Pietro lo scranno in parlamento, ne ha raccolto in toto il testimone abbracciando le battaglie politiche paterne. E tutto gira intorno a Civitavecchia, dove Pietro era sindaco, e che oggi è al centro dell’attenzione non solo per le vicende politiche comunali, ma soprattutto per via del modus operandi dell’Autorità portuale in termini di assunzioni.

E il vaso di Pandora lo scopre la Tidei jr, con una interrogazione parlamentare tanto precisa quanto severa nel denunciare come Civitavecchia ospiti l’unica Autorità portuale che, in Italia, assume senza concorso, ed in particolare si tratta di parenti di quanti vi lavorano già. La risposta del Ministero competente fa arrossire, ma prima di raccontarla vediamo come si snoda l’intera storia.
Nell’interrogazione si spiega come la legge istitutiva delle autorità portuali in Italia (legge 28 gennaio 1994 n. 84), definisce le autorità come enti «con personalità giuridica di diritto pubblico»; inoltre la natura giuridica delle autorità portuali, a seguito di ampio dibattito giurisprudenziale che ne confermava a più riprese la natura di enti pubblici, è stata definita anche attraverso un’esplicita disposizione interpretativa del legislatore che acclarava definitivamente per legge la natura giuridica di enti pubblici (non economici) delle autorità portuali. Essendo, quindi, definita in maniera incontrovertibile la natura di ente pubblico, in materia di selezione e reclutamento di personale, risultava pacifico come le autorità portuali dovessero rispettare l’articolo 97 della Costituzione, ovvero il dettato seguente: «Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge».
Legge rispettata pressoché ovunque, principi ribaditi a più riprese dai tribunali amministrativi di ogni regione.
Ma nel Lazio succede altro. Come racconta la Tidei: «Con nota del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti dell’8 novembre 2011, a firma del direttore generale dei porti dottor Caliendo, fu autorizzato all’autorità portuale di Civitavecchia, Fiumicino, Gaeta un aumento della pianta organica da 85 a 114 unità, (il comitato portuale aveva richiesto di ampliare la pianta da 85 a 138 unità più 3 ulteriori dirigenti). La nota, altresì, raccomandava di espletare «procedure concorsuali selettive ad evidenza pubblica nel rispetto del principio della trasparenza e delle vigenti norme in materia»; l’autorità portuale diCivitavecchia, Fiumicino e Gaeta procedeva, a seguito dell’ampliamento della propria pianta organica, ad alcune decine di assunzioni per le quali non si ha traccia di procedure «ad evidenza pubblica» o comunque di selezioni che, nel rispetto della legge, garantissero alla stessa autorità l’individuazione delle migliori professionalità disponibili. Si registravano nel comprensorio enormi polemiche sugli organi di informazione e nell’ambito del dibattito politico, poiché numerosi assunti risulterebbero essere legati finanche da legami di parentela rispetto a diversi esponenti politici locali e a dipendenti dell’autorità portuale di Civitavecchia (molti degli assunti hanno lo stesso cognome di personale dipendente già in servizio); le assunzioni avvenivano tutte a chiamata diretta (circa 24/28 unità)». Concorsi pubblici? Nemmeno per sogno.
Ed il governo – che ha risposto il 17 gennaio scorso ai quesiti della Tidei – pare voler dar ragione a Civitavecchia, offrendo una lettura giuridica diametralmente opposta. Per Rocco Ghirlanda, sottosegretario ai Trasporti, la legge riconosce «la natura privatistica del rapporto di lavoro dei dipendenti delle autorità portuali ». Ghirlanda è supportato anche dal contratto collettivo nazionale di settore che, forse furbescamente, definisce la massima discrezionalità per il reclutamento di personale: «Nella nota aggiuntiva – spiega Ghirlanda – il contratto prevede che l’assunzione del personale per le autorità portuali sia effettuata in conformità alle vigenti disposizioni di legge in materia di impiego priva

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