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MILANO/Rom: Otto mila euro a famiglia per lasciare il campo

Ottomila euro a famiglia e anche il campo nomadi di via Idro, a Milano, va a svuotarsi. Sono 40 i rom che in queste ore stanno lasciando il più disastrato dei sette campi autorizzati dal Comune, dove abitano ancora 700 rom synti e harvati, tutti con la cittadinanza italiana. In via Idro gli occupanti erano 130, ma l’intenzione è di dimezzarlo (o giù di lì) per cercare di riportare l’ordine in quello che ormai è diventato solo un teatro di faide e contese, che non risparmiano morti e feriti. L’ultimo accoltellamento risale a poche settimane fa e gli abitanti del quartiere sono sul piede di guerra. Per questo gli assessori Marco Granelli (Sicurezza) e Pierfrancesco Majorino (Servizi sociali) hanno deciso di accelerare il programma di ristrutturazione dell’area, che diventerà «un villaggio autocostruito, con casette e servizi, poche famiglie e un controllo sostenuto da parte della vigilanza urbana e della polizia». Con i fondi del Piano Maroni — 5,6 milioni di euro stanziati quando l’attuale governatore era ministro degli Interni — le famiglie sono state incentivate a uscire da Milano e ad accendere un mutuo per acquistare un terreno in provincia di Pavia. Qui c’è una vecchia cascina in corso di ristrutturazione, dove si stabiliranno i rom di via Idro. In via di smantellamento definitivo è anche il campo di via Novara, ormai dimezzato e ridotto a una sorta di discarica. Secondo il Piano rom del Comune doveva essere chiuso già da un anno, per far posto a una strada che servirà a Expo. Ma i lavori sono fermi e le famiglie di rom macedoni e kossovari sono abbandonate a loro stesse, con l’unica assistenza dei volontari della Caritas che seguono donne e bambini.
La ristrutturazione completa è programmata anche per i campi di via Martirano e di via Chiesa Rossa, anche se al momento le ruspe non si sono ancora viste. Prosegue invece il piano di sgomberi delle aree occupate abusivamente, dove sono insediate altre centinaia di persone, forse addirittura un migliaio fra i vari insediamenti. Nel ruolino di marcia di Granelli e del comandante dei vigili, Tullio Mastrangelo, le prime a essere smantellate saranno le baraccopoli di via San Dionigi, via Forlanini, Muggiano e via Bistolfi. Altri insediamenti abusivi sono sparsi nei campi tra Chiaravalle e via Ripamonti, via Martirano e Cesano Boscone, ma si tratta di piccoli gruppi. Già sgomberati nei mesi scorsi sono gli accampamenti lungo le sponde del Lambro, in via Selvanesco, via Brunetti e via Montefeltro, luoghi dove il Comune e i privati proprietari hanno realizzato barriere per evitare nuove occupazioni. Ma i problemi con i campi rom irregolari sono di difficile soluzione definitiva, perché ai continui sgomberi seguono spesso tentativi di nuove occupazioni. Chi è in strada rimane e non resta certo a dormire in macchina. Riccardo De Corato, vicepresidente del consiglio comunale (Fratelli d’Italia), parla di «flop di Giuliano Pisapia nella gestione nomadi» e solleva il caso di via Palmanova: «All’insediamento abusivo sulle rive del Lambro si aggiungono le roulotte di via Medici del Vascello. I cittadini segnalano che i nomadi di queste roulotte, sgomberati lunedì, sono tornati mercoledì e, sgomberati nuovamente il giovedì, sono tornati ieri. La gente si chiede fino a quando si possa continuare così, impegnando personale e risorse dell’amministrazione».

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