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Il Colle sondò Monti già nel 2011. Scoppia il caso. Chi vuole pugnalare re Giorgio?

Alan Friedman a Piazza Pulita

Forza Italia contro Napolitano dopo le anticipazioni del Corriere della sera sul libro scritto da Alan Friedman. Nel volume il giornalista americano, intervistando anche Carlo De Benedetti e Romano Prodi, ricostruisce le modalità con cui si arrivò all’avvicendamento a Palazzo Chigi, nel novembre del 2011, tra Silvio Berlusconi e Mario Monti: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano avrebbe contattato il Professore già nel corso dell’estate. Circostanza confermata dallo stesso ex Commissario europeo in un’intervista al Tg1. “In quell’estate ho avuto dal presidente della Repubblica dei segnali: mi aveva fatto capire che che in caso di necessità dovevo essere disponibile. Ma è assurdo che che venga considerato anomalo che un presidente della Repubblica si assicuri di capire se ci sia un’alternativa se si dovesse porre un problema”, osserva Monti.

Friedman ha poi svelato, ospite di Corrado Formigli a La7, l’esistenza di un vero e proprio programma di governo stilato dall’ex ministro Corrado passera e discusso con Mario Monti e Giorgio Napolitano nell’estate del 2011. Il documento indica la priorità di “ricostruire la credibilità dell’Italia”, di far ripartire la crescita del Paese e di portare in pareggio i conti pubblici. Per raggiungere questi obiettivi Passera indica alcune misure di politica economica fra cui: portare l’Iva al 23% entro il 2012, tassare le rendite finanziarie al 20 per cento, tassare la casa e soprattutto impostare una partimoniale da “85 miliardi di euro”. Misure durissime in parte poi riprese dal governo di Mario Monti.

La replica del capo dello Stato: “Fumo”. Il presidente della Repubblica, in una lettera inviata al Corriere, respinge le accuse: “Fumo, solo fumo”, e nega che sia stato un “complotto” come accusa Forza Italia. “Nessuna difficoltà”, chiarisce Napolitano, a “ricordare di aver ricevuto nel mio studio il professor Monti più volte nel corso del 2011 e non solo in estate” perché “era un prezioso punto di riferimento per le sue analisi e i suoi commenti di politica economico-finanziaria” e perché appariva “una risorsa da tener presente e, se necessario da acquisire al governo del Paese”. Il capo dello Stato spiega poi che i “veri fatti” del 2011 “sono noti e incontrovertibili” e “si riassumono” in un sempre più evidente logoramento della maggioranza di governo uscita vincente dalle elezioni del 2008″, che ha portato alle dimissioni di Silvio Berlusconi e a una “larga convergenza” sul conferimento a Monti “dell’incarico di formare un nuovo governo”. Quell’anno, dice ancora Napolitano, fu “tormentato” e “le confidenze personali e l’interpretazione che si pretende di darne in termini di ‘complotto’ sono fumo, soltanto fumo”.

LEGGI – La lettera di Napolitano

Forza Italia tentata da impeachment. Le novità sulla crisi che portò alla fine del governo Berlusconi hanno spinto il senatore Augusto Minzolini a ventilare la possibilità di sostenere la richiesta di messa in stato d’accusa del capo dello Stato presentata nei giorni scorsi dal M5S. “Di fronte a queste nuove rivelazioni andrà valutata sempre con maggiore attenzione – non fosse altro come occasione per ricostruire quei mesi e gettare una luce di verità sulla Storia del nostro Paese – la procedura di impeachment nei confronti del presidente Napolitano promossa da altri gruppi politici in Parlamento”.

Tra gli indignati anche i presidenti dei gruppi parlamentari di Fi, Renato Brunetta e Paolo Romani. “Apprendiamo con sgomento – attaccano – che il capo dello Stato, già nel giugno del 2011, si attivò per far cadere il governo Berlusconi e sostituirlo con Mario Monti. Il consueto “Mattinale”, la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera, conclude infine con una domanda: “Presidente Napolitano, osa ripetere ancora che sarebbe stata la consultazione di partiti ad aver fatto uscire il nome Monti?. Chiediamo un’operazione verità dalla cattedra più alta”. E il senatore e componente del comitato ‘impeachment’ Lucio Malan fa sapere che “se domani si dovesse arrivare al voto sulla manifesta infondatezza” della richiesta di messa in stato d’accusa del capo dello Stato “noi voteremo no. Questa – aggiunge – sarebbe una grave forzatura. Noi abbiamo chiesto più tempo perché sarebbe oltremodo sospetto chiudere tutto domani”.
A difesa del presidente interviene il premier Enrico Letta: “Nei confronti delle funzioni di garanzia che il Quirinale ha svolto nel nostro Paese in questi anni, in particolare nel 2011, è in atto un vergognoso tentativo di mistificazione della realtà”, si legge in una nota del presidente del Consiglio. “Il Quirinale, di fronte a una situazione fuori controllo, si attivò con efficacia e tempestività per salvare il paese ed evitare – sottolinea Letta – quel baratro verso il quale lo stavano conducendo le scelte di coloro che in queste ore si scagliano contro il presidente Napolitano”. Poi ha aggiunto: “Stupisce la contemporaneità di queste insinuazioni con il tentativo in corso da tempo da parte del M5s di delegittimare il ruolo di garanzia della presidenza della Repubblica.

A prendere le difese del Quirinale il Pd e Scelta civica. “È inaccettabile l’attacco di queste ore contro il presidente Napolitano. Al capo dello Stato, che come sempre anche in quella circostanza agi’ nell’interesse esclusivo degli italiani, va la più affettuosa solidarietà delle democratiche e dei democratici”, ha detto il segretario del Pd, Matteo Renzi. “Sconcertante l’ennesima gazzarra sollevata contro il presidente Napolitano. Il 2011 è stato uno degli anni più difficili e la situazione economica e politica preoccupava giustamente la massima istituzione dello Stato”, ricorda in una nota il capogruppo del Pd alla Camera, Roberto Speranza. “Siamo di fronte alla consueta e pretestuosa sequela di attacchi e illazioni a due figure, il presidente Napolitano e il senatore Monti, che hanno sempre operato, con fatti e non con semplici parole e proclami, nell’interesse del Paese e dei cittadini”, afferma Ilaria Borletti, vicepresidente di Scelta Civica.

Le rivelazioni di oggi, per il Movimento 5 Stelle, confermano invece la validità della campagna contro il Quirinale. “Cosa altro dobbiamo scoprire perché si apra un’indagine? Non bastano tutti questi dubbi per avallare la nostra richiesta di aprire un’indagine?”, attacca Vito Crimi, senatore M5S membro del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa che proprio questa mattina ha ricevuto nuove memorie esplicative e integrative rispetto alla denuncia iniziale. Sull’ipotesi che Fi possa sostenere l’impeachment, Grillo sul suo blog chiosa: “E alla fine, tutti saltarono sul carro dell’impeachment. Chi vuole inchiodare Re Giorgio alle sue responsabilità accolga le richieste”.

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