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SOCHI/ Cadute e neve molle, Pellegrino non salva il fondo

I campioni cadono giù come birilli, su una neve diventata granita per il caldo, e la gara sprint dello sci di fondo si trasforma in una gara a eliminazione. Federico Pellegrino però resta in piedi, ma non arriva alla fine: l’azzurro che doveva aiutare l’Italia a rimettere il naso fuori dalla neve in cui è sprofondato nelle ultime stagioni in questa specialità crolla e fallisce il suo primo appuntamento con le Olimpiadi. Al Laura Center, tra i monti imbiancati a sprazzi e le temperature fin troppo miti per poter dire di essere ai Giochi invernali, l’atleta valdostano non è riuscito nemmeno a entrare in finale: ultimo nell’ultimo segmento che decretava la rosa per la medaglia, dopo aver dato il meglio di sé nelle prime batterie. “Non sono deluso, nemmeno arrabbiato, ma triste sì – ammette il 23enne che forse troppo presto si è sentito di dover salvare la nazionale dall’ennesimo flop dopo i fasti di un passato ormai troppo andato – Non mi sono mai sentito le spalle pesanti, la verità è che sono scoppiato di gambe e di testa. Non avevo più benzina”. Secondo nella coppa del mondo di specialità dopo le vittorie a Oberhof e Nove Mesto, il ragazzo che sprinta sulla neve, suona e canta e ha occhi solo per la fidanzata – anche lei, Greta Laurent, azzurra del fondo e nella gara che scorreva in parallelo a quella degli uomini è finita a terra eliminata già nelle prime qualifiche – mostra il sorriso amaro dei giorni peggiori. Non lo consola il fatto che anche altri, campioni come lo svizzero David Cologna e la regina del nordico Marit Bjorgen, già un oro qui a Sochi, sono caduti finendo fuori dalla rosa in corsa per le medaglie.

La finale poi è stata quasi comica: dopo la ripida salita, sulla discesa il capitombolo è stato collettivo. In quattro, su sei, tutti giù per terra e il podio si decide praticamente a metà gara. Vince il norvegese Hattstad, argento e bronzo agli svedesi Peterson e Joensson. Sulla neve incapace di rialzarsi anche il padrone di casa Ustiugov. Una sprint particolarmente dura, un “tracciato particolarmente adatto a Pellegrino quando è proprio in forma” spiega il tecnico della nazionale Paolo Riva. E poi certo “quella neve molle…”. “Forse qualcosa nella battitura l’hanno sbagliata – sottolinea Pellegrino – dicevano che si sprofondava venti centimetri. E quando è così la stabilità non è garantita”.

Pellegrino non si abbatte, “ripieghiamo sulla coppa del mondo…”. L’Olimpiade non è finita, anche se questa era la sua gara, da sprinter che dovrà però lavorare sulla distanza. “La qualità sulla rapidità è innata – spiega – devo fare il resto. Ma sono soddisfatto, mi sono preparato: ma qui dopo la prima salita ho capito che le gambe non c’erano più e la gara era andata. E’ mancato qualcosa, sognavo qualcosa di più, ma continuerò a sognare. Ci saranno altre occasioni: i primi dieci del mondo sono alla mia portata, i primi tre ancora no”. Su quel 1.8 km, in poco più di tre minuti è volata via la sua prima grande occasione. Il fondo azzurro non riesce a riemergere.

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