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Usa, la Camera alza il debito. Evitato il default

Assicura continuità nelle politica monetaria, con un freno graduale agli aiuti che non è predeterminato ma che sarà dettato dall’economia. E afferma: «c’è ancora da fare» per rimettere in salute l’economia americana. Janet Yellen, il primo presidente donna della Fed e in carica da soli 10 giorni, si presenta per la sua prima audizione in Congresso e viene sottoposta a un fuoco incrociato di domande, concentrate soprattutto sul lavoro e sulle disparità e con un’attenzione all’inflazione. Risponde e ‘contrattaccà: il Congresso deve fare la sua parte per la crescita economica e deve alzare il tetto del debito, non farlo sarebbe «catastrofico», un default sarebbe «dannoso». E quest’ultimo rischio sembra oramai scongiurato, visto che in serata la Camera dei Rappresentanti ha approvato, seppur di stretta misura, l’innalzamento del debito. Il provvedimento passa ora al Senato dove il voto a favore appare scontato. Il governo federale potrà quindi far fronte ai propri impegni finanziari fino al 15 marzo 2015. «La ripresa del mercato del lavoro è lungi dall’essere completata. Troppi americani restano disoccupati, l’inflazione resta al di sotto del nostro obiettivo e il lavoro per rendere il sistema finanziario più robusto non è ancora completato» afferma Yellen, assicurando continuità nella politica monetaria con il freno agli acquisti di asset che sarà deciso alla luce delle informazioni ricevute. Affermazioni che rassicurano Wall Street: le parole da ‘colombà di Yellen spingono gli indici americani, che chiudono guadagnando oltre l’1%. La ripresa c’è ma è moderata – afferma Yellen – e questo giustifica ulteriori aiuti all’economia che non creano bolle sul mercato. La Fed ha fatto e sta facendo un duro lavoro per aiutare la ripresa, e la dimostrazione arriva dal fatto che la banca centrale intende mantenere una politica accomodante fino a che il tasso di disoccupazione non sarà sceso ben al di sotto del 6,5%. Una soglia – mette in evidenza Yellen – che non farà scattare automaticamente un aumento dei tassi ma che indicherà che la Fed potrà iniziare a esaminare se le prospettive dell’economia lo consentono. Una rassicurazione importante per il mercato dopo il calo della disoccupazione al 6,6% in gennaio, nonostante i «deludenti dati» sulla creazione di posti di lavoro. E gli effetti della politica della Fed sono evidenti e il suo successo è testimoniato dalla ripresa del mercato immobiliare e dall’aumento delle vendite di auto, oltre al fatto che durante tutto il periodo di allentamento monetario il tasso di disoccupazione è sceso in modo significativo. Miglioramenti che però non devono indurre a mollare la presa perchè la disoccupazione resta un problema, insieme alle disparità che sono la sfida maggiore che il paese si trova ad affrontare. E un tema che «preoccupa» Yellen: l’ampliarsi delle disparità è uno dei «trend che più disturbano». Una crescita più sostenuta può aiutare a ridurre le disuguaglianze, con la ripresa che si è tradotta in benefici per pochi. Yellen difende l’indipendenza della Fed e i progressi compiuti sul fronte della trasparenza, e invita il Congresso a fare la sua parte nella ripresa: la politica monetaria non è una «panacea», «è appropriato che il Congresso consideri altre misure per stimolare la crescita».

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