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IL CONVEGNO/1 – I mali di Roma 40 anni dopo. E’ cambiato poco o nulla

A distanza di esattamente 40 anni dal Convegno sui Mali di Roma, un evento giudicato da molti una delle cause determinanti se non addirittura la principale, della fine dell’egemonia della democrazia cristiana e dei profondi mutamenti politici e sociali di quegli anni, sabato scorso ha avuto luogo presso l’Istituto Luigi Sturzo di Via delle Coppelle la presentazione del libro del giornalista de Il Tempo Daniele Di Mario dedicato all’argomento: “1974 I Mali di Roma – Rinnovamento postconciliare e tramonto dell’egemonia democristiana”, edizioni Il Domani d’Italia. Il dibattito, moderato dal direttore dell’istituto Giuseppe Sangiorgi e a cui hanno partecipato Lucio D’Ubaldo, Riccardo Milana e Michele Dau, ha messo in evidenza come a distanza diquarant’anni i mali di Roma siano ancora gli stessi. Negli anni 70 la Chiesa cercava di scuotere la politica romana a raggiungere quell’equità sociale che non era seguita, come ci si sarebbe aspettati, allo straordinario boom economico iniziato 15 anni prima. In prima linea in questa battaglia a difesa dei più deboli Il Cardinale Poletti che fu il promotore del convegno e Don Luigi DiLiegro, il fondatore della Caritas di Roma. Sulla scia del Vaticano II, insomma, la Chiesa, non solo quella di prossimità ma per la prima volta anche quella porporata, si apriva alla società iniziandone a considerare non soltanto i bisogni spirituali ma anche quelli materiali. Era una Chiesa impegnata sul fronte dei diritti nel senso che cercava di introdurre nello Stato quei valori universali di carità del cristianesimo come il prendersi cura degli orfani e dei disagiati. Nello stesso tempo, però, c’era da difendere l’integrità della fede dagli attacchi sempre più forti del relativismo e del postmodernismo. Difesa che non fu sufficiente e che il 12 maggio sempre del 74 fu sbaragliata, per la prima volta, col referendum sul divorzio a cui seguirono, negli anni seguenti, importanti vittorie elettorali delle sinistre e la formazione di governi con l’appoggio esterno del partito comunista. Dopo quarant’anni la situazione non sembra essere tanto diversa. Imali di Roma sono sempre gli stessi. Ad essere diverse sono forse le cause. Ieri erano le diseguaglianze e la mancanza di diritti, oggi un’iniqua distribuzione della ricchezza sulla base della quale questi diritti ormai acquisiti pretenderebbero di garantire giustizia ed equità sociale. I mali di Roma oggi si chiamano povertà e disoccupazione e se si vuole arginarli veramente, e non solo a parole, il primo passo da fare è una ridistribuzione più equa della ricchezza che parta dal lavoro. A.R.

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