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Palestinesi senza acqua, ira di Israele contro Schulz

I palestinesi sono senza acqua? La domanda di Martin Schulz alla Knesset ha scatenato ira e strascichi polemici in Israele. Il discorso del presidente dell’Europarlamento – in tedesco – all’assemblea israeliana è stato definito dal premier Benyamin Netanyahu come frutto di un «ascolto selettivo», mentre il leader della destra nazionalista religiosa Naftali Bennett ha lasciato per protesta l’aula. Una polemica che giunge in una giornata segnata dalla decisione preliminare del comune di Gerusalemme di avviare le procedure per la costruzione nel quartiere arabo di Sheik Jarrah di un mega collegio rabbinico, mentre per domani è annunciata una marcia di protesta «sionista» contro gli sforzi diplomatici del segretario di stato Usa John Kerry. E il luogo scelto per la manifestazione – alla quale sono annunciati ministri del governo Netanyahu – è, a sud di Gerusalemme, la fatidica zona E1 in Cisgiordania. Un posto – vicino al grande insediamento di Maaleè Adumim anche questo nei Territori Occupati – già al centro delle proteste internazionali quando venne annunciata – e poi bloccata – la costruzione di nuove case per i coloni. Le accuse a Schulz hanno riguardato una sua domanda posta ai parlamentari israeliani: «Un giovane palestinese mi ha chiesto perchè un israeliano può usare 70 litri cubici di acqua e un palestinese 17. Non ho controllato i dati. Ma vi chiedo se questo è corretto». «L’errore in questi commenti e quello che io chiamo ‘ascolto selettivò. Che sfortunatamente – ha detto Netanyahu – è diventato patrimonio di molti gruppi in Europa». «Secondo i dati ricevuti dall’Autorità nazionale palestinese, inclusi in rapporti ufficiali sulle acque e in base ai nostri dati, questo numero non è vero, ma più piccolo in maniera significativa». Naftali Bennett, insieme insieme ai ministri del suo partito, ha lasciato l’aula e poco dopo ha chiesto le scuse del presidente del parlamento Ue. «Le sue – ha accusato – sono affermazioni molto serie. Ha pronunciato due bugie nel suo discorso che gli hanno passato i palestinesi. Il silenzio davanti la propaganda menzognera offre legittimità alle attività contro cittadini israeliani». Per il suo compagno di partito, il ministro Uri Orbach, è stato insopportabile «sentire menzogne alla Knesset, e per giunta in lingua tedesca». Prima dell’incidente, Schulz – che ieri è stato a Ramallah per incontrare il presidente Abu Mazen – aveva peraltro escluso che la Ue abbia in mente un boicottaggio nei confronti di Israele in caso di fallimento dei negoziati di pace. «Nel Parlamento europeo di sicuro non c’è – ha precisato – una maggioranza a favore di un potenziale boicottaggio». Mentre sulle trattative di pace ha ammonito che la costruzione di colonie «è uno scoglio per una soluzione». Sul campo, però, a difesa delle colonie, per la costruzione di nuove case e per la sovranità israeliana, scenderà appunto domani nella zona E1 proprio la destra radicale: una marcia contro le pressioni «esercitate su Israele da Kerry e dell’Unione europea». Una prova di forza alla quale sono attesi ministri in carica del governo Netanyhau: da quello dei Trasporti Yisrael Katz (Likud) a quello dell’agricoltura Yair Shamir (Israel Beitenu) e al ministro dell’edilizia Uri Ariel (Focolare ebraico). Un attivismo della destra – intensificatosi in queste settimane in vista della proposta di massima che dovrà presentare Kerry – a fronte del quale l’ambasciatore Usa in Israele Danny Shapiro si è mosso. In questi giorni ha visto esponenti del fronte che si oppone al segretario di Stato per esporre loro tutta la preoccupazione di Washington.

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