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Pistorius un anno dopo la morte di Reeva: ‘Sono consumato dal dolore’

Oscar Pistorius e Reeva Steenkamp

La morte di Reeva «mi consuma nel dolore»: nel primo anniversario da quel tragico San Valentino, in cui uccise in piena notte la sua fidanzata, Oscar Pistorius ha rotto il silenzio con un breve messaggio postato sul web, nella sua prima esternazione su quella vicenda fatta fuori dall’aula di un tribunale. «Nessuna parola può descrivere adeguatamente i miei sentimenti su quel devastante incidente, fonte di angoscia per tutti quelli che hanno veramente amato, e amano ancora, Reeva», si legge nel messaggio sul suo sito ufficiale: «La pena e la tristezza, specialmente dei genitori, dei familiari e degli amici di Reeva, mi consumano nel dolore. Porterò per tutta la vita la perdita di Reeva, e il trauma di quel giorno». Firmato: Oscar Pistorius. Un messaggio la cui sincerità divide l’opinione pubblica, già lacerata fra chi considera la 27enne leggenda dell’atletica sudafricana un assassino che ha agito a sangue freddo e chi invece crede nella sua buona fede quando lui afferma di aver sparato quattro colpi attraverso la porta del bagno alla fidanzata modella Reeva Steenkamp, di due anni più grande di lui, in preda al panico, credendo che si trattasse di un ladro. Quest’ultima è la tesi della difesa che dovrà confrontarsi con quella dell’omicidio premeditato, sebbene motivato da una lite, sostenuta dall’accusa e che, se dimostrata, può costare a Pistorius l’ergastolo. Il processo-evento si aprirà il 3 marzo e promette di calamitare l’interesse mediatico di tutto il pianeta, sebbene la giustizia sudafricana non abbia ancora deciso se ammettere in aula telecamere e flash. Pistorius poche settimane dopo l’omicidio è uscito di prigione su cauzione e da allora ‘Blade Runner’ vive nell’ombra della casa di famiglia, lontano da luci e ribalte. Lo scorso novembre, in frase attribuitegli dal giornale City Press, disse: «Trascorro quasi tutto il tempo con la mia famiglia, della quale mi godo la compagnia», pur ammettendo di essere «ansioso» per l’avvicinarsi del processo. Nel frattempo, però, solo un mese dopo la scarcerazione, la giustizia ha revocato quasi tutte le misure restrittive alla sua libertà provvisoria, compresi gli arresti domiciliari, il divieto di espatrio e la proibizione sugli alcolici. Il giudice Bert Bam disse che la libertà vigilata non può essere una «pena anticipata», suscitando lo sdegno di molti commentatori. A molti quei privilegi sembrarono eccessivi, soprattutto perchè accordati a un personaggio ricco e famoso. E oltretutto bianco, in un Paese dove negli anni dell’apartheid – nota oggi l’Independent – la carcerazione senza condanna era un crudele strumento di oppressione e rappresaglia contro la maggioranza nera.

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