| categoria: Dall'interno

La Polizia indaga su Internet, arrestati 10 pedofili

«Per la prima volta si riesce ad accendere un faro sul ‘deep web’ e sulle più importanti community di pedofili, che nel ‘dark net’ si sentono assolutamente al sicuro per scambiare materiale pedopornografico». Così Carlo Solimene, primo dirigente della divisione Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma commenta l’operazione «Sleeping dogs», che ha portato all’identificazione di 15 persone responsabili di divulgazione e produzione di materiale pedopornografico, e all’arresto di 10 persone, tutti maschi tra i 24 e i 63 anni, in gran parte celibi, di livello socio-economico medio e senza impieghi che prevedano contatto con minori, solo in due casi con precedenti penali specifici. «Un risultato importante nel percorso di costante aggiornamento e adeguamento delle tecniche investigative alle nuove frontiere della criminalità, che oggi possono servirsi di complessi sistemi di anonimizzazione della navigazione, primo fra tutti le reti Tor» fa sapere la Polizia postale, che per l’operazione, coordinata dal procuratore aggiunto di Roma Maria Monteleone e dal sostituto procuratore Eugenio Albamonte, si è avvalsa della collaborazione internazionale, in particolare dell’Fbi.

«I soggetti individuati si erano spostati dalla ‘rete in chiaro’ a quella ‘in scuro’ proprio per sentirsi più protetti» sottolinea la coordinatrice del Cncpo, Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia On-line, Elvira D’Amato, che chiarisce come «proprio per questa ragione spesso i pedofili del ‘dark net’ non sono solo ‘consumatorì di materiale pedopornografico, ma lo producono anche». «Abbiamo preferito condurre l’indagine sottocopertura raccogliendo anche la sfida delle nuove tecnologie» aggiunge D’amato, che precisa come «il Centro nazionale di contrasto alla pedofilia onl-ine sia anche costantemente impegnato nel campo delle indagini scientifiche».

«Con la Polizia postale abbiamo condiviso i metodi e l’obiettivo di identificare i bambini vittime di reati» prosegue Maria Monteleone, in riferimento all’individuazione di 3 minori (età media 7 anni), vittime di abusi sessuali e ritratti in immagini e video presenti nei supporti informatici degli indagati. Il nome dell’indagine «Sleeping dogs» nasce dalla passione per l’omonimo videogioco di uno degli agenti sotto copertura, che è riuscito ad agganciare il primo dei soggetti coinvolti nell’operazione proprio con la scusa di farsi passare i trucchi per avanzare nei diversi livelli del gioco. «Il gioco racconta la storia di un detectiveche si infiltra nella mafia cinese per distruggerla dall’interno e rappresenta un’allegoria dell’attività investigativa e l’incipit dell’indagine stessa» informa la Polizia postale.

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