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SOCHI 2014/ La Russia perde la ‘guerra fredda’ con gli Stati Uniti sul ghiaccio dell’Hockey

Sotto gli occhi di un impietrito Putin, la corazzata russa dell’hockey perde con gli Usa alla fine di una interminabile serie di rigori il secondo match del girone eliminatorio ai Giochi di Sochi, una sfida non solo sportiva ma anche politica, culturale, ideologica tra i rivali storici della guerra fredda. Ma la «Bolshaia Krasnaya Maschina», la Grande Macchina rossa, recrimina per l’annullamento del gol che avrebbe potuto sancire la vittoria: un gol «fantasma», come quello di Samsonov nella semifinale persa nel 2002 a Salt Lake City sempre contro gli americani (3-2). Allora il dischetto rimase invisibile, coperto dal corpo del portiere, oggi invece è entrato ma il portiere Usa avrebbe spostato involontariamente i pali. Ad aumentare sospetti e polemiche il fatto che uno dei due giudici, Brad Meier, è americano, mentre i due guardalinee sono del Canada, i principali rivali dei russi. Qualcuno, come il leader del partito liberale Iabloko, Serghiei Mitrokhin, ha persino ironizzato: «prima di venire in Russia l’arbitro americano ha probabilmente saputo che in questo paese non esistono tribunali giusti e le istruzioni sono ricevute al telefono». Si fa quindi in salita per la «Sbornaia» (selezione) russa la strada per una finale che Putin vuole a tutti i costi come prova di forza di un Paese rinato, suggello le sue Olimpiadi con un oro che manca da 26 anni e che la sua Russia non ha mai conquistato dopo il crollo dell’Urss. Ai quarti di finale, infatti, passano le prime dei tre gironi e la migliore seconda, mentre le altre squadre dovranno dovranno scornarsi ancora per ipotecare gli altri quattro posti. Putin fa buon viso a cattivo gioco, anche se il gioco della Russia, secondo lui, è stato «dignitoso». Anzi, «i nostri hanno una classe un pò superiore, vedremo nelle prossime partite», ha commentato uscendo dallo stadio, dove era giunto con calma nel secondo tempo, dopo una passeggiata sul vicino lungomare con il presidente del Cio, Thomas Bach, e il suo predecessore Jaques Rogge, quasi ad attendere che la partita si sbloccasse a favore della Russia. Il suo arrivo ha propiziato subito il vantaggio della squadra di casa, mentre nell’intervallo il leader del Cremlino, in giacca senza cravatta, ne ha approfittato per lanciare un messaggio davanti alle telecamere: ha abbracciato in presenza dei vertici del comitato olimpico Usa un veterano carico di medaglie della guerra sovietica in Afghanistan, nel 25/mo anniversario della sua conclusione. Fu per quella guerra che gli Stati Uniti, insieme ad altre decine di paesi, boicottarono i Giochi di Mosca ’80. La guerra di fredda di quegli anni è proseguita oggi sull’arena di ghiaccio del Bolshoi Ice Dom, dove la sfida Usa-Russia è diventata metafora di un duello geopolitico che sopravvive, con un braccio di ferro che spazia dallo scudo antimissile all’asilo politico concesso a Snowden fino all’Ucraina. In una partita che sembrava già una finale, tra avversari che militano nello stesso campionato (16 giocatori di casa giocano nella Nhl, la Lega nordamericana), russi e americani se le sono date di santa ragione, tra risse e colpi bassi. Ma sugli spalti l’atmosfera non era da guerra fredda: bandiere a stelle e strisce sventolavano a due passi da quelle russe, senza divisioni tra tifosi, il clima era di rivalità puramente sportiva, in uno stadio da 12 mila posti tutto esaurito. Il match è stato sostanzialmente equilibrato (33 a 31 i tiri in porta a favore degli Usa), con i russi in attacco e gli americani tutto «catenaccio» e contropiede. Dopo un primo tempo a reti inviolate, i padroni di casa sono passati in vantaggio con il geniale capitano Pavel Datsiuk. Sette minuti dopo il pareggio americano, con Sam Fowler. Nel terzo tempo la squadra a stelle e strisce è passata a guidare con un gol di Joe Pavelski, ma nel giro di tre minuti la doppietta di Datsiuk ha riportato i russi in parità. Nel finale sono scintille e, dopo la rimonta, nuovamente il vantaggio russo, con Fiodor Tiutin, ma il suo gol è stato annullato tra le proteste del pubblico. Cinque minuti di supplementari senza gol, poi la lotteria dei rigori, resi obbligatori dal regolamento olimpico che non prevede il pareggio. Otto lunghissime, interminabili serie, con boati e delusioni ad ogni ribaltamento di fronte, sino all’errore finale di Ilia Kovalciuk e al gol di Oshie (3 su 5 tiri) al monumentale Bobrovski. Oveckin, l’uomo copertina del Paese, il più atteso stasera, ha mancato invece il primo appuntamento con la storia.

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