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E l’ex amico Civati rimase l’unico vero oppositore di Matteo nel Pd

«Caro Pippo, chi lo avrebbe detto che in 3 anni saremmo stati maggioranza». Matteo Renzi, l’8 dicembre scorso, subito dopo l’ufficializzazione della vittoria alle primarie del Pd, si rivolgeva così a Pippo Civati, suo ‘competitor’ nella corsa alla segreteria, ma un tempo l’amico con il quale era iniziata la ‘rottamazionè. Una frase, quella di Renzi, letta da molti osservatori come il tentativo del neo segretario di recuperare il rapporto con il compagno di partito che con lui aveva condiviso la prima Leopolda, quella del 2010, proprio quella della ‘rottamazionè. Un tentativo che non ha avuto esito positivo: #matteostaisereno è l’hashtag coniato oggi da Civati su Twitter dove l’esponente del Pd ha aggiunto «non c’è nessun complotto». L’hashtag ricorda molto quello di Renzi (#Enricostaisereno), pochi giorni prima che si concretizzasse la «staffetta» tra i due a Palazzo Chigi. Del resto, sempre oggi, in un’intervista Civati ha ribadito che qualche deputato o senatore del Pd potrebbe essere in difficoltà con il futuro Premier e decidere di non votare la fiducia al nuovo Governo, la cui formazione il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affiderà domani al segretario del Pd e sindaco di Firenze. Su twitter l’hashtag è stato molto seguito per tutto il giorno e Civati, che anche all’ultima direzione invocò le elezioni, non nasconde il suo «disagio», ma smentisce le ipotesi di scissione, di voler abbandonare la nave. «Io pongo un problema politico dicendo che stiamo facendo una cosa azzardata. Non ho mai parlato di scissione, ho solo segnalato che c’è qualcuno che la fiducia, magari, non la vota», ha detto. Il suo giudizio definitivo lo farà sapere solo dopo aver visto quale sarà il governo di Renzi e le forze che lo appoggeranno: «per ora la maggioranza è la stessa di prima, con la differenza che durerà quattro anni». Il risultato del sindaco di Firenze alle Primarie dell’8 dicembre non sorprese Civati, meravigliato invece di quanti elettori avevano messo la croce sopra il suo nome, lui che era partito nella corsa con molto ritardo e meno mezzi rispetto agli antagonisti, Renzi e Gianni Cuperlo. Nel 2010 qualcuno aveva indicato la coppia di ‘rottamatorì, saliti sul palco della Leopolda a Firenze, come i due che potevano portare il Pd, allora guidato da Pierluigi Bersani, vicino al rischio di scissione, tanto sembrava forte il loro legame e quello con un popolo di sinistra che voleva cambiare. Insieme Renzi e Civati smentirono quest’ipotesi. Pochi giorni dopo l’appuntamento fiorentino dall’allora consigliere regionale lombardo non mancarono però le critiche all’amico andato fino ad Arcore, al famoso pranzo con Silvio Berlusconi. «Io non ci sarei andato» scrisse Civati che, qualche mese più tardi, al Big bang di Renzi (la seconda Leopolda, nel 2011) non fu tra i protagonisti, anche se salì sul palco. La rottura tra i due si era ormai consumata e le loro posizioni si erano fatte sempre più lontane, fino alle primarie del 2012, quando apertamente l’esponente del Pd lombardo scelse Bersani. La fine di un’amicizia: secondo i bene informati i due da giorni neppure si parlano, anche se le stesse fonti sono convinte che l’autore del #matteostaisereno sia sincero quando dice di non avere intenzione, almeno per ora, di lasciare il partito, ma semmai di essere il vero avversario interno al Pd.

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