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Cave apuane a rischio, rifornivano anche Michelangelo

A rischio le attività di cava nel Parco delle Alpi Apuane, montagne dove anche Michelangelo Buonarroti andava in cerca del marmo migliore per le sue opere. A rischio soprattutto centinaia di posti di lavoro tra gli addetti delle cave e quelli della filiera, spiega lo stesso presidente del Parco, Alberto Putamorsi, che se la prende con il piano paesaggistico varato dalla Giunta regionale il 17 gennaio, e che ora deve essere approvato dal Consiglio. Con la speranza, aggiunge, che lo cambino. «In base ai vincoli che impone – ribadisce Putamorsi la cui polemica è finita sui giornali – dovrebbero chiudere l’80% delle circa 50 cave ricomprese nel territorio del Parco, dall’Alta Versilia a Massa, dalla Lunigiana alla Garfagnana». Sui posti di lavoro che potrebbero saltare calcola tra i 500 e i 600 cavatori, per arrivare poi alla «cifra verosimile di 1.500» addetti considerando l’indotto. La questione dell’impatto ambientale delle cave nelle Apuane è dibattuta da tempo. Lo stesso Parco, prosegue Putamorsi, è nato con l’intento di contemperare la tutela di paesaggio e ambiente e di chi col marmo ci vive. A settembre, spiega, l’ente ha adottato una delibera per ridisegnare le aree estrattive, riducendole. Insomma, Putamorsi è d’accordo nell’intervenire per le cave «impattanti», ma occorre «agire sito per sito non secondo criteri astratti, calati dall’alto e senza aver ascoltato il territorio». Il piano varato dalla Giunta per il territorio toscano – definito dal governatore Enrico Rossi ‘ciclopicò -, nello specifico prevede che nelle «aree contigue intercluse nel territorio» del Parco delle Apuane, la Regione promuova la progressiva riduzione delle attività estrattive. Il tutto accompagnato, sottolinea oggi Anna Marson, assessore toscano all’urbanistica, da un «progetto integrato di sviluppo per quest’area» che la Giunta si è impegnata a promuovere in occasione della delibera di approvazione del piano, tenuto conto «che la valorizzazione paesaggistica e ambientale del sistema territoriale apuano costituisca, proprio per la peculiarità di esso, una leva strategica per lo sviluppo economico, produttivo, occupazionale e il benessere sociale delle popolazioni interessate». Il progetto, spiega ancora Marson, «accompagnerà la progressiva dismissione delle attività di cava incompatibili con il mantenimento del patrimonio ambientale e paesaggistico delle Apuane, con misure atte a promuovere nuova occupazione basata sulla valorizzazione d’insieme delle risorse locali». Il piano, ricorda Marson, ha come obiettivo «la tutela e promozione del patrimonio paesaggistico toscano come fattore di crescita economica e sociale», una scommessa, che «richiede, per essere vinta, la capacità di superare la settorialità delle attuali politiche di sviluppo economico a favore di una maggiore contaminazione e integrazione reciproca fra politiche di sviluppo e politiche per il paesaggio».

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