| categoria: economia

BANCHE/Onda lunga delle sofferenze, mai così alte dal ’99

La ripresa è debole, l’export perde posizioni, la domanda interna langue e l’onda delle sofferenze bancarie prosegue senza sosta toccando i livelli record dal 1999 a quota 156 miliardi a gennaio. Record anche in Spagna dove i livelli raggiunti sono ai massimi dalla serie storiche, iniziate nel 1962. La recessione è tecnicamente finita e lo spread cala ma gli effetti della crisi si faranno sentire ancora per diversi mesi sugli istituti di credito su cui pesano i fallimenti di imprese e le difficoltà dei singoli nel ripagare i prestiti. Inoltre, come spiega il presidente Abi Antonio Patuelli la crisi «è anche di fiducia e aspettativa» e i «risparmi gli italiani li tengono in conto corrente e non li investono» come dimostra il crollo delle obbligazioni bancarie (-10,4%) e il ribasso dei prestiti: un -3,3% sebbene in decelerazione rispetto al -3,9% di dicembre e con qualche speranza per il 2014 almeno da parte di alcuni grandi istituti. All’Ecofin intanto segna il passo, ancora una volta per l’opposizione della Germania, il nuovo meccanismo di risoluzione salva banche che la Bce vorrebbe far partire in tempi brevi visto l’avvicinasi della vigilanza unica e degli stress test previsti a fine 2014. La proposta del presidente dell’eurogruppo Jeroen Dijsselbloem di reperire risorse per il fondo sui mercati è stata subito bocciata da Berlino che paventa il rischio di veder scaricare eventuali perdite sugli Stati e non sui privati come stabilito dai nuovi principi Ue. I fondi Ue comunque, sottolinea Patuelli, non arriveranno per le banche italiane così come in passato non sono arrivati fondi dallo Stato ma «una crescita delle tasse». Alcuni analisti tuttavia, e anche Moody’s, pensano che l’aumento delle sofferenze renderà difficile reperire capitali solo privati per le banche più deboli, specie le medie e si arriverà a fondi pubblici o forme di bail in degli obbligazionisti. In queste settimane, sotto la spinta incisiva della Banca d’Italia, gli istituti di credito stanno in fretta e furia varando aumenti di capitali o operazioni di rafforzamento. Dopo il Banco Popolare è stata la volta della Popolare Vicenza per 1 miliardo di euro, somma destinata anche ad acquisizioni (si parla di Veneto Banca e di Banca Etruria). Il gap di capitali delle 15 banche oggetto dell’esame sarebbe sui 10-12 miliardi di euro, fra cui spiccano i 3 di Mps.

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