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TEATRO/ In scena all’Argentina il viaggio tragico di Nicola Calipari, uno dei casi più controversi della storia italiana

Un viaggio tragico. Un viaggio senza ritorno. È ‘Il viaggio di Nicola Calipari’, uno spettacolo scritto da Fabrizio Coniglio e diretto e interpretato dallo stesso autore insieme ad Alessia Giuliani, che riaccende i riflettori su uno dei casi più discussi e controversi della recente storia italiana. Nella rappresentazione, andata in scena ieri sera al Teatro Argentina di Roma, viene ricostruita la vicenda che ha portato alla morte dell’agente del Sismi, Nicola Calipari, inviato a Baghdad per coordinare l’operazione di liberazione della giornalista de ‘Il Manifestò, Giuliana Sgrena, rapita da un commando armato. «Volevo raccontare questa storia perchè ne sono stato colpito in maniera intima», dice Fabrizio Coniglio, spiegando di essere figlio di un generale in pensione, e quindi legato a doppio filo alle istituzioni. «Mi ha affascinato la componente epica, quella dell’uomo di Stato, morto quasi da eroe antico, – aggiunge l’autore – al fianco di un’anima completamente diversa, quella di Giuliana Sgrena, giornalista fortemente connotata politicamente. Ma allo stesso tempo la componente intima, quella del figlio di un militare, cresciuto al suono dell’inno nazionale». «Nel finale dello spettacolo mettiamo in scena una ipotesi di processo – dice Alessia Giuliani – tratto dai documenti originali della delegazione italo-statunitense che si è recata in Iraq all’indomani dei fatti, composta dal generale Capregher e dall’ambasciatore Ragaglini. Abbiamo immaginato che un avvocato potesse interrogare prima Giuliana Sgrena e poi il Maggiore del Sismi, Andrea Carpani, che era al volante della Toyota su cui viaggiavano Calipari e la giornalista appena liberata. Lo stesso avvocato interrogherà Mario Lozano, che è il mitragliere americano che sparò». La figura di Carpani è stata inserita in uno degli ‘aggiornamentì periodici a cui lo spettacolo è sottoposto, nel tentativo di tenerlo sempre al passo con gli elementi di novità emersi nel corso degli anni. Proprio Carpani testimonierà, nell’immaginario processo consumato sul palco, l’esistenza di due telefonate avvenute il 4 marzo del 2005. La prima, che effettivamente comunicava il luogo della liberazione di Giuliana Sgrena, e una seconda, proveniente dall’Italia, che invece indicava un luogo diverso. Forse, spiega Fabrizio Coniglio, un tentativo di depistaggio. «In questa ultima versione dello spettacolo – dice Giuliana Sgrena, salita sul palco del teatro romano per un approfondimento successivo alla rappresentazione – emerge la contraddizione che c’era all’interno dei servizi segreti italiani. Una contraddizione che ha probabilmente provocato un certo ritardo nel mio rilascio e che avrebbe addirittura potuto compromettere del tutto l’operazione, provocando non solo la morte di Nicola Calipari, ma quella di tutti noi che eravamo all’interno della macchina».

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