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Depeche Mode, synth-pop in chiave blues a Torino

Nella notte del Festival a Sanremo, i Depeche Mode a Torino. Ed è tutta un’altra musica, almeno per i 13mila che hanno affollato entusiasti il PalaIsozaki per una serata di grande synth-pop. Ragazzi di vent’anni, ma anche coppie di sessantenni dai capelli bianchi provenienti da tutti Italia e dall’estero per il pop elettronico di Dave Gahan e compagni. La band inglese ha debuttato nel primo dei suoi tre appuntamenti italiani (il 20 febbraio i Depeche saranno al Mediolanum Forum di Milano, il 22 febbraio all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno) ed è stato un tutto esaurito all’insegna della grande musica. Sono 30 anni che Martin Gore (compositore), Dave Gahan (voce) e Andy Fletcher (tastierista e bassista) suonano insieme. Hanno venduto nel mondo qualcosa come 100 milioni di dischi, segnando la storia stessa del rock. Riviste specializzate come Rolling Stone hanno inserito i Depeche Mode tra «le 50 band che hanno cambiato il mondo» e oggi, nel trentennale della loro nascita artistica, celebrano se stessi all’insegna dell’ultimo album, «Delta Machine». L’album, che contiene un brano come ‘Heaven’ divenuto ormai un classico del loro repertorio, segna una pagina nuova della sonorità in stile synth-pop dei Depeche. Vi sono – sovrapposte e amalgamate allo stile tipico della band – tracce di blues. «Con questo album – aveva spiegato il cantante e autore Gahan – abbiamo cambiato il nostro approccio alla scrittura. Non amiamo il suono troppo normale, ci piace ‘sporcarè un pò i brani. Ci sono chiaramente influenze blues. Il filo conduttore delle canzoni è un grido d’aiuto, che è proprio del blues». I Depeche si erano già esibiti in Italia l’estate scorsa. Due concerti, allo stadio San Siro di Milano e all’Olimpico di Roma, che avevano registrato in entrambe le occasioni il tutto esaurito. Dopo le due tappe italiane il loro tour prosegue nel resto del mondo. Tra gli appuntamento, questo, in chiave ‘olimpicà: il 7 marzo suoneranno all’Olympisky di Mosca. Mentre a Sanremo i telespettatori italiani fremevano nell’attesa di scoprire se Beppe Grillo si sarebbe presentato o meno al Festival, a Torino in 13 mila si sono lasciati immergere nella musica alta di un gruppo che ha segnato la storia del pop rock. E hanno dimenticato Sanremo, senza neppure essere sfiorati dal benchè minimo rimpianto.

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