| categoria: esteri

GRAN BRETAGNA/ Scandalo Tabloidgate, Blair offrì consigli a Rebekah Brooks poco prima che venisse arrestata

Rebekah Brooks

Tony Blair offrì i suoi consigli a Rebekah Brooks all’apice dello scandalo sulle intercettazioni illegali da parte di alcune testate britanniche del gruppo di Murdoch, solo qualche giorno prima che l’ex direttrice pupilla del magnate australiano diventata potente manager venisse arrestata. Sono le rivelazioni bomba che emergono oggi dalle prove presentate in tribunale nel processo in corso sul Tabloidgate e in cui la Brooks è imputata. 11 Luglio 2011. Erano giornate concitate quelle per Rebekah Brooks, ex numero uno di News International, il braccio britannico dell’impero di Murdoch: era chiaro ormai a quel punto che lo scandalo non era più arginabile. Il giorno prima era uscito l’ultimo numero del News of the World, domenicale un tempo glorioso ma rimasto vittima dell’esplosiva vicenda. A casa tutti i dipendenti. E meno di una settimana dopo sarebbero scattate anche le manette per l’ex direttrice pupilla di Murdoch. È allora che Rebekah scrive a James Murdoch (figlio di Rupert e all’epoca presidente esecutivo di News International) informandolo di una conversazione con Tony Blair in cui l’ex premier si offriva come «consigliere» per entrambi. Lo scambio di mail è stato letto oggi in aula, riga per riga. Rebekah Brooks comunicava a James Murdoch di aver avuto una telefonata di un’ora con Tony Blair, in cui l’ex premier gli offriva la sua «disponibilità» a fungere da «consigliere non ufficiale» per lei, Rupert e James Murdoch, ma su una base strettamente confidenziale. Le suggeriva inoltre di ricorrere ad un’ «indagine indipendente», indicando come modello quella condotta da Lord Hutton sulla morte dello scienziato David Kelly (l’esperto governativo che aveva accusato Blair di aver gonfiato le informazioni di intelligence sulle presunte armi di distruzione di massa in possesso di Saddam Hussein). Per finire le consigliava di essere forte, di prendere pillole per dormire e di non sperare in soluzioni di breve periodo che «finiscono solo per darti mal di testa più lunghi». Che Blair conoscesse e frequentasse Rebekah Brooks prima del Tabloidgate era noto – del resto si trattava in quegli anni della ‘rossà più potente di Londra con contatti e conoscenze ai più alti livelli (è finita sotto il radar anche la sua amicizia personale con l’attuale primo ministro David Cameron) – così come erano note le frequentazioni tra Blair e Rupert Murdoch. Di quella telefonata però, di quella offerta d’aiuto, non se ne sapeva nulla. E fa particolare effetto nel Regno Unito la rievocazione dell’inchiesta Hutton sulla morte di David Kelly: ancora lo spettro dell’intervento in Iraq, decisione per cui Blair ha pagato un alto prezzo politico e che l’opinione pubblica ancora non gli perdona. Tanto che l’ex premier replica e precisa: attraverso un suo portavoce fa sapere che «si è trattato solo di semplici consigli informali dati per telefono» e che durante la conversazione «aveva precisato in maniera assolutamente chiara che, pur non essendo personalmente a conoscenza dei fatti riguardanti il caso, a suo avviso in una simile situazione era essenziale ricorrere ad un processo completamente trasparente e indipendente per fare chiarezza su quanto accaduto». Si attende adesso la versione di Rebekah, che deporrà a breve. Forse già domani.

Ti potrebbero interessare anche:

EGITTO/Guida suprema Fratelli musulmani Badie a processo, in aula
MEDIO ORIENTE/ Hamas blocca i libri Onu sui diritti umani
Egitto, confermata la condanna a morte per l'ex presidente Morsi
Kadyrov, il decapitato dall'Isis era ceceno, ci vendicheremo
Strage in Francia, incidente in gita scolastica: 6 ragazzi morti
Corea del Nord, nuovo missile nel mar del Giappone



wordpress stat