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Libia, ultimatum delle milizie ai deputati. Poi compromesso

Lo scenario da «colpo di stato» in Libia sembra al momento essersi allontanato. Con un annuncio in serata il premier Ali Zeidan ha annunciato che un «compromesso è stato raggiunto e che la saggezza ha prevalso» tra le istituzioni libiche e i miliziani che oggi avevano lanciato un ultimatum ai parlamentari a dare le dimissioni, pena l’arresto. Zeidan non ha però fornito dettagli in merito all’accordo trovato. Dimettetevi dal Congresso o vi arresteremo e processeremo, avevano minacciato in giornata i miliziani delle potenti brigate di Al Qaaqaa e Al Sawaeq – originarie di Zintan. Un ultimatum lanciato a soli due giorni dall’elezione dell’Assemblea costituente. In risposta alle minacce il presidente del Parlamento libico Nuri Abu Sahmain in un comunicato trasmesso dalla tv, aveva precisato che il Congresso Generale Nazionale (Cng) avrebbe preso tutte le misure necessarie, con l’esercito ed ex rivoluzionari che avrebbero assicurato la protezione della sede del Parlamento. Venerdì scorso un generale in pensione Haftar aveva chiesto lo scioglimento del Cng. In giornata preoccupazione era stata espressa dalla missione dell’Onu nel Paese, Unsmil che aveva invitato tutti i partiti politici, rivoluzionari, attivisti a evitare l’uso della forza per risolvere i contrasti politici. E ore dopo in una dichiarazione congiunta, pubblicata sulla pagina Facebook dell’ambasciata americana a Tripoli, Unione Europea, Francia, Italia, Regno Unito e Stati Uniti avevano lanciato anche loro un appello a evitare l’uso della forza. Negli ultimi due mesi la Libia è stata scossa da violente proteste contro la decisione del Parlamento – eletto nel mese di luglio 2012 – di estendere il proprio mandato oltre la scadenza previsto, fino a dicembre 2014. E giovedì i libici sono chiamati a votare per l’Assemblea Costituente. La creazione di questo organo sarebbe dovuta essere una delle priorità del Parlamento, ma la crisi politica, problemi burocratici e l’instabilità hanno causato ritardi. Ad elezioni avvenute, l’assemblea avrà quattro mesi di tempo per redigere una nuova Costituzione e sottometterla, entro un mese, a referendum. La futura costituente sarà composta da 60 membri eletti e divisi equamente tra le tre regioni: Tripolitania (ovest), Fezzan (sud) e Cirenaica (est). Sei seggi saranno assegnati a donne mentre altri sei divisi fra le tre minoranze: tebu, tuareg e amazigh (berberi). Questi ultimi hanno peraltro deciso di boicottare il processo elettorale perchè lamentano la loro marginalizzazione, così come ai tempi di Gheddafi, e rivendicano una migliore rappresentanza.

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