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Ambulanti a Cola di Rienzo, l’inchiesta / (1) Licenze vergogna nel quartiere Prati

Roma - Via Cola di Rienzo, bancarella ambulante su strisce e divieto di curva davanti a Tiffany&Co.


Piccoli e grandi abusivi ambulanti crescono. La zona, terra di nessuno, è quella del Vaticano, anzi via Cola di Rienzo, meglio conosciuta: Bombay. Nel cuore di Roma i controlli sono pochi ed i proprietari di soste pubbliche “allargano” i banchi oltremisura. Marciapiedi e strade limitrofe al limite della sicurezza stradale. Il vicepresidente del I municipio: «Scandaloso». Intanto l’assessore al Commercio, Marta Leonori, non pubblica la banca dati delle licenze e preferisce non rispondere alle domande sul degrado

Di Stefania Pascucci

Ambulanti dappertutto. Succede in via Cola di Rienzo davanti a grandi vetrine come Tiffany & Co., Trussardi, Coin. Bancarelle autorizzate dal sindaco di Roma, legali, sì, ma che occupano pezzi di strada o di marciapiede, sostano sulle strisce e agli angoli delle strade, illegali per il codice della strada, per la sicurezza di pedoni e macchine. La strada del cuore di Roma è diventata centro di un mercato itinerante ideato da un pò ditempo per qualche potente famiglia (i Tredicine?) che deterrebbe oltre il 70% delle licenze degli ambulanti presenti nel comune. Fino a due anni fa la strada che parte da piazza Risorgimento, sede principale dello snodo commerciale più “in” non era così. Sparisce, così, la bellezza dei monumenti e dell’arte della capitale. Anche quello che si chiama decoro urbano. Spariscono soprattutto le grandi potenzialità dello “struscio” romano che alimenterebbe in positivo le attività dei negozianti.

IL SILENZIO  E L’IMMOBILISMO L’assessore al commercio di Roma, Marta Leonori, classe 1977, che di Pil se ne intende e questi particolari economici dovrebbe conoscerli, ritarda le risposte alle domande (per lei troppo scomode?) poste da Il Corriere di Roma che pubblichiamo integralmente nel box accanto. L’ex direttore della Fondazione Italianieuropei di D’Alema, scelta nella giunta dal sindaco Ignazio Marino (anche lui nel comitato d’indirizzo della fondazione dalemiana, come una grande famiglia) si è messa di traverso nell’operazione trasparenza su come vengono gestiti gli ambulanti a Roma? Si sa che una sola licenza è autorizzata alla sosta fissa. Quella di fronte al negozio Coin, situata difronte alle porte di entrata e di uscita della clientela. Pazzesco. E la sicurezza, dove la mettiamo? E se scoppiasse un incendio o qualcos’altro e la gente dovesse uscire di corsa? Chi è il responsabile della dicotomia legale (l’autorizzazione)- illegale (il tipo di sosta)?

FURGONI GRATIS SULLE STRISCE BLU Venti bancarelle di magliette, ciabatte, ombrelli, mutande di bassa fattura sostano tutte concentrate in meno di cento metri, da Coin a piazza Cola di Rienzo. I venditori, indiani, certo non sono quelli autorizzati, non si sa se abbiano un regolare contratto di lavoro per esercitare la qualifica di commessi ambulanti e nella maggior parte dei casi non rilasciano scontrini. Però parcheggiano in bella vista, incuranti delle strisce blu che i romani pagano, enormi furgoni in prossimità di incroci e sotto i semafori, abituati all’incuranza di chi le leggi dovrebbe farle rispettare a tutti, extracomunitari compresi. E le doppie file ingrossano ogni giorno di più Cola di Rienzo.

CONTROLLI INUTILI Bancarelle, ombrelloni e annessi furgoni oscurano e imbruttiscono le belle vetrine di lussuosi brand. Cosa spinge, dunque, un politico capitolino verso il piacere dell’orrido? I veri problemi, però, sono altri e ben più gravi. Lo spiega il vicepresidente del I municipio, JacopoEmiliani Pescetelli, con delega al commercio. «Siamo al corrente – sostiene – che tutti gli ambulanti autorizzati si sono allargati. Abbiamo inviato sul posto i vigili, dopo l’ispezione del primo banco tutti gli altri si mettono in ordine e l’attività di controllo si vanifica».

SOSTA ANOMALA E sul banco posto davanti alla gioielleria Tiffany le risposte del vice presidente sono vaghe: «E’ una sosta anomala, prima era itinerante, poi è diventata permanente». Ma non si capisce come, quando e perché. Quel banco, gestito dall’ennesimo indiano, è collocato sulle strisce e si trova in pieno angolo stradale, la legge sul commercio è chiara: le autorizzazioni del comune di Roma devono rispettare le regole della sicurezza stradale e del codice della strada. In questi casi tutti i nullaosta sarebbero legali, in virtù di bandi pubblici, che è l’unico modo per ottenerli, ma non rispetterebbero le norme. Il rimpallo è d’obbligo per Emiliani: «E’ scandaloso che qualcuno abbia concesso quei permessi che comunque partono dall’assessorato al Commercio, non certo dal I municipio», precisa. E’ altrettanto scandaloso che sindaco e assessore non si rendano conto dello scempio causato dalla mistura bancarelle-negozi di lusso.

LICENZE SEGRETE Altro aspetto: le licenze del commercio non sono in rete. L’assessorato al commercio in via dei Cerchi ammette di non avere neppure una banca dati, niente di niente. Sarà vero? Oppure è un modo elegante per tenere i dati della pubblica amministrazione nascosti alla pubblica opinione. Il comune di Roma governato da Ignazio Marino del Partito democratico, portabandiera in campagna elettorale all’insegna della trasparenza degli atti amministrativi, dice oggi no alla chiarezza con questi fatti.

MARINO FIRMERA’ TASK FORCE Il sindaco è però pronto a firmare il prossimo 24 febbraio un protocollo d’intesa con vigili, Guardia di Finanza e Carabinieri per ottenere un maggior controllo sul territorio sulla faccenda degli ambulanti e dell’abusivismo. Sarà la solita task force senza forze e risorse destinata a diventare un comunicato stampa, tutt’al più un titoletto di giornale. Mentre l’assessore Leonori sta zitta su una questione che impoverisce non solo quel sistema economico locale, ma anche tutto il comparto del turismo che a Roma non decolla più, noi ci domandiamo: perché lo fa? 

Da ‘Il Corriere di Roma’ n. 6 2014

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