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Ambulanti a Cola di Rienzo, l’inchiesta / (3) Bancarelle e ambulanti senza regole, in molti fanno gli indiani

Via Cola di Rienzo potrebbe essere un boulevard parigino, e forse in passato lo era. O almeno così la ricordano i residenti, che sono molto amareggiati quando vedono i vigili passare senza muovere una paglia. Alcuni ambulanti si riforniscono dai cinesi a Via Vittorio Emanuele, poi rincarano il prezzo e rivendono il loro bottino nel quartiere Prati

di Alessandra De Gaetano

Era una delle mete più in voga dello shopping romano. Luogo rinomato anche per i turisti stranieri che la cerchiavano sulle piantine della città, rendendola tappa obbligata dopo la consueta visita al Vaticano. Via Cola di Rienzo è diventata terra di nessuno. Costellata da più di 20 bancarelle, che vendono cianfrusaglie, libri, abiti da donna e scarpe di indubbia provenienza. Occupano gran parte del marciapiede, e nei week end bisogna “prendere il numeretto” per poter camminare. Ai lati del marciapiede, qua e là sostano, per giorni, diversi furgoni parcheggiati sulle strisce blu o gialle, spesso agli angoli degli incroci, che impediscono il passaggio dei disabili o semplicemente dei pedoni. Le bancarelle fronteggiano i negozi, e a volte con i loro ombrelloni e le merci appese, coprono anche le insegne dei marchi più famosi, quasi fossero una cortina di ferro. Scelta non causale, certo, il banco di fronte a Tiffany o alla Coin, che oltretutto è in ristrutturazione, sicuramente non si dimentica. Ma qualcuno di loro ha il permesso di occupazione di suolo pubblico? Coloro che presidiano le bancarelle sono per lo più indiani, e non rilasciano nemmeno lo scontrino. E per non farsi mancare niente, in un pomeriggio infrasettimanale, davanti al negozio Benetton c’era anche un figurante, che chiedeva l’elemosina regalando pose a chi faceva tintinnare una monetina nel contenitore di cartone. Via Cola di Rienzo potrebbe essere un boulevard parigino, e forse in passato lo era. O almeno così la ricordano i residenti, che sono molto amareggiati quando vedono i vigili passare senza muovere una paglia. Alcuni ambulanti si riforniscono dai cinesi a Via Vittorio Emanuele, poi rincarano il prezzo e rivendono il loro bottino nel quartiere Prati. Un passante, proprietario di un negozio nelle vicinanze, che vive nella zona da 25 anni, ci racconta di un extracomunitario che entrava sempre a chiedere l’elemosina. Il titolare, dopo la sua continua insistenza, lo ha invitato con le maniere forti a non tornare più, perché disturbava i clienti. Qualcuno si è lamentato  e ha segnalato la cosa alle forze dell’ordine che, in quel caso si sono presentati nel negozio chiedendo un’identificazione del personaggio. Stavano seguendo una pista, di un’organizzazione che controlla e gestisce il fenomeno. E se dietro allo schieramento delle bancarelle degli indiani ci fosse la stessa associazione? Nella capitale si è perso il controllo del territorio, secondo i residenti, qua e là solo l’immagine di gente che va rovistando nei mucchi del “tutto a 3 o 5 euro”, tra roba cinese a go-go. Sicuramente c’è la crisi e si sente, ma quanto meno servirebbero dei controlli, per garantire il rispetto della legalità, il controllo delle licenze e la lotta all’evasione fiscale. Quanto meno per tutelare i commercianti virtuosi e restituire alla meta dello shopping romano la sua identità perduta. E recuperare, perché no, l’immagine romantica di Via Cola di Rienzo, descritta in film come “Perdono” e “Nessuno mi può giudicare”, entrambi del 1966, diretti da Ettore Maria Fizzarotti e girati ai magazzini della Standa. Ma quelli erano tempi d’oro.

Da ‘Il Corriere di Roma’ n. 6 2014

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