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Torna ipotesi più tasse sui bot (no a patrimoniale). Ma Palazzo Chigi smentisce

«Chi produce lavoro paga di meno, chi si muove in ambito finanziario paga di più, consentendo una riduzione del 10% dell’IRAP per le aziende. Segnale di equità oltre che concreto aiuto a chi investe». È già tutta in questa breve frase, contenuta nel sommario del Jobs act di Renzi ai primi di gennaio, la sintesi degli interventi che il neonato governo sta approntando in queste ore in tema di tasse e di lavoro e che fa luce anche sull’ipotesi di un aumento della tassazione sui bot avanzata oggi dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio. Il sottosegretario ha anche detto di valutare la tassazione delle rendite finanziarie. Ribadito che non ci sarà nessuna patrimoniale, resta infatti il problema di dove reperire le risorse per quell’azione immediata che il governo intende fare per abbassare l’Irpef, calare abbondantemente l’Irap, e avviare così quella scossa per la crescita tanto attesa.Secco comunicato di Palazzo Chigi: nNon è prevista nè ci sarà alcuna nuova tassa. «L’orizzonte del governo è quello di una riduzione della pressione fiscale attraverso una rimodulazione delle rendite finanziarie e delle tasse sul lavoro».Il tema della riduzione della pressione fiscale attraverso la rimodulazione, aggiunge l’ufficio stampa di Palazzo Chigi, sarà illustrato domani dal presidente del Consiglio Matteo Renzi nel corso del suo intervento in Parlamento per il voto di fiducia.. Eppure….«Padoan sa bene quello che si deve fare», ha detto oggi il governatore di Bankitalia Ignazio Visco. E il ministro dell’Economia, che domani mattina dovrebbe giurare ed essere alla sua scrivania in via XX Settembre, dovrà quindi trovare la strada efficace tra le tante ipotesi avanzate. La riduzione dell’Irpef può costare 5 miliardi se si riducono le prime due aliquote, quelle del 23% e del 27% di un punto, o 2 miliardi se si deve invece elevare la soglia al di sotto della quale non si paga l’imposta (la no tax area). Il calo dell’Irap invece, secondo le ipotesi finora avanzate, dovrebbe essere finanziato appunto con un aumento della tassazione delle rendite finanziarie. Per quanto riguarda quest’ultime, di recente in Italia c’è stato l’aumento al 20% dell’aliquota del 12,5% per gran parte delle attività finanziarie a cui si è aggiunta l’imposta di bollo e la Tobin tax, mentre per quanto riguarda i titoli di Stato, i rendimenti sono tassati ancora al 12,5% e non al 20%. Dell’aumento delle tasse delle rendite finanziarie -tema ricorrente da tempo nella politica renziana-o di far crescere quelle sui titoli di stato, comunque se ne era molto parlato anche durante il precedente governo. E ancora appena pochi giorni fa, dall’ultima versione del Milleproroghe, è saltata la tassazione al 27% sulle rendite speculative. A sollecitare un intervento in autunno era stata anche la Cgil con la richiesta di tassare i titoli di stato al 15%. Il sindacato oggi però rivede la sua posizione per non appesantire ancora il ceto medio e chiede invece una patrimoniale. «Non riusciamo a capire – dice Camusso- come facciano a finanziare le cose che hanno annunciato affermando contemporaneamente che restano nel 3% e che non fanno la patrimoniale. C’è qualcosa che non torna». In un decalogo pubblicato oggi il quotidiano di Confindustria indica spending review e nella minore spesa per gli interessi il reperimento delle risorse per il calo di Irpef e Irap. Ad indicare nuovamente la strada pochi giorni fa Pietro Taddei, responsabile economico del Pd .«Stiamo ragionando sul fatto di uniformare», con un innalzamento, «la tassazione sulle rendite finanziarie, in una logica complessiva di ridurre le tasse complessive, partendo dal lavoro. Non solo l’Irap ma anche l’Irpef – aggiunge – La sfida è come intervenire sulla spesa corrente improduttiva per far sì che ci siano le risorse per ridurre le tasse sul lavoro in maniera permanente». A giocare la partita scende ora in campo il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Il commissario alla spending review Carlo Cottarelli ha annunciato che già domani sarebbe pronto a presentare la sua ‘ricettà di tagli alla spesa e che punta per il 2014-2016 a reperire risorse per almeno due punti percentuali di Pil, ovvero circa 32 miliardi, ma con «risparmi significativi»già nel 2014 e nel 2015

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