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Le metamorfosi di Matteo

Più politico, meno imbonitore, sempre meno Renzi-Crozza, non ancora uno statista carismatico. Il sindaco-di-firenze-segretario-Pd-premier-incaricato è in rapida evoluzione, la sua è una metamorfosi in parte naturale e in parte indotta, pilotata. Ha detto cose sensate, sensatissime in Senato, ha dato sberle e lanciato minacce con il sorriso sulle labbra, ha avuto un atteggiamento più consono alla parte interpretata di quanto ci si aspettasse. Il tempo del talk show è evidentemente finito, oggi ha bisogno di convincere e di imporsi in modo più netto e deciso. Lavoro, Europa, scuola, marò, c’è poco da scherzare e la consapevolezza di non essere amato – ma tenuto e sopportato come male minore o come unica alternativa possibile al caos – lo porta ad un atteggiamento diverso da quello tenuto in passato. Appare più maturo, sicuro di sé, disinvolto. Parlare a braccio senza una caduta di attenzione per oltre un’ora non è cosa da tutti, l’emozione è stata spazzata via in pochi minuti. Ed è stata una sorpresa per tutti, ma soprattutto per i suoi avversari. Il problema di fondo è un altro. Renzi è l’ultima spiaggia, Renzi è eterodiretto, il giovane fiorentino – lui stesso ricorda Gigliola Cinquetti con Non ho l’età – si è costruito questo fenomeno politico da solo? Sa dove andare, e lo lasceranno fare? Completerà la sua metaforfosi diventando un Berlusconi, un Letta, un D’Alema? Troppi interrogativi e tutti insieme. L’Italia non può dipendere da un uomo solo.

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