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OPERA DI ROMA/ Chiara Muti, Manon con il deserto dentro

Sarà un’eroina ‘malinconica e coraggiosa, con il deserto nell’animà la Manon Lescaut di Chiara Muti, regista della celebre opera di Giacomo Puccini che debutterà con un nuovo allestimento il 27 febbraio al Teatro Costanzi di Roma. Ed è proprio il deserto il fil rouge che lega i quattro atti di quest’opera (libretto di Domenico Oliva e Luigi Illica, basato sul romanzo dell’abate Prèvost) che ha fatto registrare già da dicembre il tutto esaurito per ciascuna replica (2, 4, 6 e 8 marzo). «Lei per me è sempre stata nel deserto, fin da quando ho ascoltato Manon Lescaut per la prima volta tanti anni fà, dichiara la regista in un’intervista all’ANSA. ‘Il deserto è il destino ineluttabile che lega Manon e Des Grieux; per questi due amanti si tratta di qualcosa di fisico e metafisico: è una condizione naturale, al tempo stesso estetica, come elemento di unione sulla scena, ma anche interiore». Alla direzione sul podio ci sarà il Maestro Riccardo Muti, a sancire una collaborazione tra padre e figlia già collaudata: «Sembra di ritrovarsi a casa», commenta Chiara; e aggiunge: «Lavorare con un direttore che conosco cosi bene è un privilegio. Tutto torna con lui sulla scena: le mie idee registiche prendono forma e potenza grazie alla sua interpretazione. E poi è stato lui a spingermi a fare anni fa la prima regia lirica. Io ero pronta, eppure non mi sentivo all’altezza. Quasi una forma di vigliaccheria la mia, ma poi ho capito che per imparare a nuotare devi buttarti in mare». Anche un altro debutto, doppio a dir la verità, segna questa rappresentazione: sarà la diva della lirica, il celebre soprano Anna Netrebko, a vestire per la prima volta i panni di Manon, al suo primo incontro anche con il Maestro Muti (e con il Teatro dell’Opera di Roma). «Un’artista appassionata e preparata», secondo la regista. «Anna si è posta tanti interrogativi sul suo personaggio. Abbiamo parlato molto per costruire Manon. Il lavoro che abbiamo fatto insieme è un regalo che fiorisce in scena», ha aggiunto. Sul palcoscenico il pubblico vedrà dunque una donna complessa, che «vuole solo essere libera e felice, pur non potendo esserlo» e che, come spiega la Muti, diviene immortale proprio grazie alla memoria dell’uomo che la ama (interpretato da Yusif Eyvazov): «I ricordi di Des Grieux sono al centro dell’opera come in un lungo flashback: lui è un uomo condannato a raccontare eternamente questa storia d’amore ed è il suo sguardo che ci racconta Manon, una donna che attraverso di lui diventa mitica». La grande attesa per questo nuovo allestimento potrebbe però essere rovinata, a causa delle proteste dei sindacati dei lavoratori del teatro, che minacciano di far saltare la prima del 27 con uno sciopero. Tuttavia la Muti tira dritta per la sua strada e sembra non farsi condizionare: «Anche con le agitazioni, non posso fare altro che continuare a lavorare per dare al pubblico un’opera che sia all’altezza delle aspettative».

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